Posti nel dubbio in simili casi, i giudici, se ne cavano ora con qualche ingiustizia, ora con una imprudenza, assolvendo quando la follia appaia loro evidente, e quanto meno, diminuendo di qualche grado la pena... ed ahi! bene spesso anche condannando, e condannando perfino a morte, quando la follia appare chiara soltanto agli occhi dei medici.

Io so che da molti si obbietta: che, lasciandosi trascinare da simili dubbi, si finirebbe col non punire alcuno: ma ricordo, che analoghe obbiezioni si alzarono, un tempo, a chi s'opponeva alla bruciatura di quegli altri alienati, che si chiamavano stregoni. Mi pare che anche per essi potrebbe tuttora ripetersi l'arguta sentenza di Montaigne, che, «ad ogni modo, è un pagare a troppo caro prezzo un dubbio fino ad arrostire per questo degli uomini vivi».

D'altronde, qui, non si tratta d'una pietà sentimentale e pericolosa all'altrui salute; si tratta anzi d'una misura più di precauzione che umanitaria, poichè, se son molti i condannati, sono, anche, molti gli imprudentemente prosciolti; e qui si tratta invece di disporre in modo che non possano ritornare, se non quando sieno perfettamente innocui, frammezzo a quella società a cui sono di tanto pericolo.

Si opporrà, che, molte volte si confonderanno insieme coi veri alienati molti simulatori; il numero infatti di costoro fra i delinquenti è grandissimo; ma gli ultimi studi vanno sempre più rivelandoci, che tale soltanto ci appare per la ignoranza in cui sono i più sui rapporti della pazzia col delitto, e per la difficoltà di fare una diagnosi giusta; poichè una gran parte dei creduti simulatori sono, o predisposti alla pazzia, sicchè in breve vi ricadono sul serio; o veri e propri pazzi che ignorando la propria malattia, ne simulano una artificiale, al che, com'è naturale, riescono mirabilmente; e più spesso, ammalati che, presentando forme affatto nuove o rarissime di frenopatia, destano ingiustamente la diffidenza del medico. Jacobi confessa di aver dovuto cambiare quattro volte il giudizio sopra un alienato, ch'ei credette simulatore, e che poi non l'era. Un ladro, sentenziato da Volnner e Delbrück falso alienato, morì invece davvero d'inanizione per astinenza di cibo. Un altro simulava alla gamba destra una malattia, che aveva alla gamba sinistra. Io rinvenni un monomaniaco omicida che in carcere seppe simulare una forma di follia che non aveva, la pazzia furiosa, e ciò, come egli mi disse, per sottrarsi al giudizio. Ora in Torino ho, nella mia Clinica carceraria, un falsario che simula demenza, fin al mutismo ed alla coprofagia, ed ha, certo, paralisi incipiente. Che se qualcuno fingesse davvero la permanenza perpetua in un manicomio sarebbe già una punizione sufficiente, anche se la società moderna volesse vendicarsi di quegli sciagurati, e non soltanto difendersene. Infatti gli alienati criminali si lagnan sempre della dimora nei manicomî; e domandano ad alta voce, sempre, di ritornare in prigione; e si conoscono parecchi casi non solo di veri malfattori, come il Verzeni, che dissimularono, appunto per analogo timore, l'impulso maniaco, ma di veri delinquenti, come la Trossarello, che proibirono all'avvocato di farli passare per matti, perchè preferivano la morte alla dimora in un manicomio, il che ben si spiega quando si ricordi la nota vanità di costoro.

E non si tutela ad ogni modo così ugualmente e meglio la società dai loro colpi? Se il Boggia abbia simulato o no la pazzia, io non vorrei deciderlo; ma è certo che se lo si fosse mantenuto a perpetuità in un manicomio criminale, la società avrebbe avuto qualche vittima di meno ed anche di meno un supplizio.

Non è molto, uno dei più fieri grassatori di Sondrio venne arrestato, dopo molti anni d'infruttuose ricerche; manifestando pazzia (vera o simulata che fosse), si dovette inviare in un manicomio, e dopo pochi mesi ne evase, ritornando il terrore di quelle vallate. A Verona un ladro famoso si finse matto, per farsi trasportare all'ospedale, donde fuggiva; altrettanto accadde all'assassino Cerato a Torino.

Se tutti costoro si fossero potuti rinchiudere in uno stabilimento, provveduto delle gelose cautele di un manicomio criminale, sarebbe loro stata ben più difficile la fuga.

Il Wiedemeister obbietta, ancora, che i manicomi criminali d'Inghilterra offrono tristissime scene di sangue, ed esigono pel mantenimento dei ricoverati una spesa tripla degli altri. Ed è vero: poichè la tendenza alla cospirazione, rarissima nei manicomî, qui, invece, predomina, disperando di essere dimissibili e consci, d'altra parte, della loro impunità, quei sciagurati attaccano gl'impiegati, distruggono le masserizie, si feriscono, uccidono. Infatti, nel 1868 a Broadmooor 72 furono i ferimenti degl'infermieri, di cui due gravissimi, e la diaria vi si elevava, specialmente per i guasti e pei grossi stipendi degl'infermieri, a cinque lire per alienato. Ma ciò non desta alcuna meraviglia, nè può provocare una seria opposizione. È naturale che l'accumulo di tanti individui pericolosi, con tendenza ad associarsi nel mal fare, generi un fermento malefico, e dia luogo a gravi accidenti, specialmente a spese dei poveri guardiani, i quali, malgrado la ricompensa più elevata, ne abbandonano presto il servizio[341]. Ma se gravi inconvenienti avvengono, essi ne riparano molti e molti altri, che accadrebbero nei manicomî, se quella istituzione non esistesse, e vi avrebbero resa impossibile la non restraint; insomma, invece di uno, vi sarebbero stati cinquanta manicomî contristati da scene di sangue.

D'altronde, le suddivisioni di recente introdotte dall'Orange a Broadmoor, ne han migliorato d'assai le condizioni e fatto sparire i gravi inconvenienti; i folli criminali vennero distinti in non condannati e condannati; la prima categoria dei non condannati fu suddivisa in non processati e processati. I non processati, perchè ritenuti folli prima o durante il processo, sono ricoverati a Broadmoor od in un Asilo della contea; i processati e poi assolti per follia son rinchiusi a Broadmoor ad arbitrio di S. M.; i condannati alla morte o a servizio penale restanvi detenuti fino a pena finita. Finalmente, gli ordinarî prigionieri condannati per delitti di poco conto a brevi condanne, i quali sono dichiarati pazzi, vengono riversati negli Asili di contea. Il Governo completò la riforma e tolse tutti i deplorati inconvenienti, coll'adattare un'ala della prigione di Woking per l'allogamento, trattamento, cura e custodia dei condannati impazziti nel carcere.

E va pur contemplato a questo proposito il fatto singolare, rivelato dallo studio statistico dei manicomî criminali, che dappertutto la mortalità vi è minore della metà circa di quello che nei manicomi comuni, così in Inghilterra come in America—il che è uno stimolo non lieve alla loro istituzione, e insieme una prova che le brutte scene che pur vi si lamentano non sono così gravi negli ultimi effetti, come si vorrebbero dipingere.