Vecchiaia.—Anche pel vecchio, quando è ormai paralizzato ed impotente al male non occorre più il carcere; basteranno comuni Ricoveri, workhouse, con speciali precauzioni, per prevenire il contagio del male e l'evasione; dimore in cameroni speciali, salvo quando il delitto indichi tenaci perversità, per cui il carcere diventi necessario.
Rei per passione.—Ai veri rei per passione[348] il delitto, pel rimorso che provoca, è già la maggior delle pene: al più, però, la multa, la riprensione giudiziaria, o l'esilio, l'allontanamento dalla città o dalle persone offese basteranno a difenderne la società per cui essi hanno il minimo di temibilità ed anzi sovente rappresentano il maggiore dei vantaggi grazie all'esagerato altruismo di cui son dotati e che li spinge così spesso a buone opere.
Rei politici.—Ed altrettanto dicasi pei rei politici. Se vi è delitto in cui la pena capitale non solo, ma anche le pene più gravi, e sopratutto le ignominiose, debbano essere risparmiate, mi par quello dei rei politici. E ciò, prima: perchè molti non sono che pazzi, e pei pazzi occorre il manicomio e non il patibolo e la galera; poi: perchè anche quando sono criminali il loro altruismo li rende degni dei massimi riguardi: potendo una volta incanalati in altra direzione essere utilissimi alla società a cui eran così pericolosi. Louise Michel era detta alla Nuova Caledonia l'Angelo rosso, tanto si rese benemerita dei malati e degli infelici.[349]
Ai rei politici che sono suicidi indiretti, noi coll'infliggere una morte spettacolosa non facciamo che rendere un servizio, far loro raggiungere una meta desideratissima.
E bisogna considerare che sono quasi tutti giovani; e che a questa età si ha il massimo dell'audacia e dell'eccessivo fanatismo, che si raffredda più tardi.
E poi, un'idea non si soffoca colla morte dei suoi autori: spesso essa vi guadagna, anzi, coll'aureola del martirio; mentre se è sterile cadrebbe egualmente; e Ravachol non era ancor morto che già s'era creato un semidio Ravachol, anzi un vero dio, e si eran formati parecchi inni alla Ravachol—e invece della Marsigliese si cantava la Ravachole[350]; d'altronde come non si può durante la vita dare di un uomo un giudizio definitivo, così una generazione non può nella sua effimera vita giudicare con certezza della falsità di una idea, e tanto meno quindi è in diritto di infliggere per questa una pena così radicale come la morte ai suoi fautori.
La soppressione loro d'altronde non può portar altro vantaggio oltre quello di impedire qualche recidiva: perchè il fanatismo e la nevropatia non svampano sotto la punizione, si esaltano anzi per questa.
La prova dell'inutilità delle leggi eccezionali ce la dà da tempo in grande scala la Russia, dove le repressioni non mancano e terribili (la morte lenta e muta nelle miniere e nei carnai della Siberia), eppure ogni repressione è seguita da nuovi e più violenti tentativi.
«Non c'è, scrive uno dei più acuti nostri pensatori, G. Ferrero (La Riforma sociale, 1894, pag. 986), per il fuoco delle tendenze rivoluzionarie, alimento più potente di questi martirologi leggendari, che eccitano la fantasia di una quantità di illusi, di fanatici, di suggestionabili, di cui la nostra società pullula e che sono sempre un elemento importante di tutti i movimenti rivoluzionari. C'è una quantità di gente in ogni società che ha bisogno di entusiasmarsi al martirio, qualche volta anche di subirlo; gode di essere perseguitata; di credersi vittima della prepotenza e malvagità umana; che sceglie il suo tra i partiti politici a seconda dei pericoli che esso presenta, come certi alpinisti scelgono per un'ascensione la montagna in cui i precipizi sono più profondi e le rette più inaccessibili. Per tutti costoro non c'è eccitamento migliore ad abbracciare le teorie rivoluzionarie che la persecuzione clamorosa di cui son fatte segno. Ora per tutti costoro nulla è più pericoloso che dare alle loro fantasie un cadavere di giustiziato».
La repressione violenta ha anche il torto di insuperbire troppo costoro, di far loro credere di pesare sui destini dei popoli, e di predisporre in loro favore le classi più elevate la cui ripugnanza è il migliore baluardo contro le loro mene.