La direzione dovrebbe esser medica, il personale carcerario.
Gl'individui riconosciuti abitualmente pericolosi, e già sottoposti a varî processi, non potranno essere dimessi mai; gli alienati a follia transitoria, od intermittente, che offrano segni di perfetta guarigione, saranno segnalati per la dimissione dopo uno o due anni di osservazione; ma sottoposti, dopo la loro uscita, a visite mediche mensili per molti anni di seguito come nel Belgio.
Intanto dovunque mancano o difettano questi manicomî criminali, io chiederei almeno che si stabiliscano nelle grandi case di pena dei comparti pei condannati impazziti, in cui la sorveglianza esteriore pur restando eguale, mutasse la disciplina, il metodo del vitto, di convivenza, di lavoro; e che nei manicomî dei grossi centri, regionali almeno, si aprissero dei comparti speciali per le forme intermedie di pazzi criminali, sorvegliati da un apposito personale, in cui la dimissione non possa aver luogo se non con istraordinarie cautele.
Queste ultime proposte, d'assai facile attuazione, sarebbero utili ad ogni modo, anche dopo diffuso il manicomio criminale, onde evitarvi l'affluenza dei ricoverati, e ridurla alla pura necessità, onde impedire l'odiosa e pericolosa mescolanza degli onesti ed innocui coi viziosi: ma da sole non raggiungerebbero però quell'altissimo scopo a cui un giorno è destinato il manicomio criminale, quello di gettare la base d'una riforma, in cui la pena non sia più l'espressione di una vendetta, ma di una difesa.
Rei incorreggibili. Rei-nati.—Vidimo che il sistema carcerario, migliore, non impedisce, le recidive; e che perfino le cifre tanto lusinghiere del sistema graduatorio, in Inghilterra, sono in parte spiegate dall'emigrazione in America, dei delinquenti liberati che vanno ad accrescere di un'enorme cifra la quota dei rei di America.
Che più! Il sistema individualizzato in Danimarca, studiato, non con cifre complessive, ma con minute e sottili distinzioni, che riescono più sicure, ha dato tristi risultanze (v. s.).
E noi vidimo, d'altronde, come le carceri collettive sieno spesso cause di recidive replicate ed associate (Vol. I).
E cosa sperare da individui, come ce li dipingono Breton ed Aspirall (v. s.), che rientrano 50 o 60 volte in un anno nel carcere—che evidentemente vi si trovano meglio che fuori, per cui questo non è una punizione ma un premio e certo uno stimolo alla corruzione?
A questa serie di eterni recidivi, che ricompaiono sotto tutti i regimi penali, convien provvedere.
Quando nessun metodo più giova, quando il reo si ribella alle sue cure e recidiva le 10, le 20 volte, la società non dovrebbe più attendere che e' si perfezionasse, ancora, a sue spese, con una nuova sosta nel carcere, ma sequestrarlo fin che abbia sicurezza della sua emenda, o meglio della sua impotenza a nuocere.