Quello che però fu curioso e nuovo, fu il risultato dell'esame pletismografico, che rivelò nettamente che egli non aveva avuto parte nel furto in ferrovia, mentre il contrario doveva essere per il furto Torelli, il che si verificò.
Gall... Maria, d'anni 66, di Lucera, veniva trovata morta nel 19 giugno 1886, in istato di putrefazione avanzata, coperto il capo dalla piega di un lenzuolo, col corpo parte boccone, parte sul lato destro; col braccio destro sottoposto al tronco, il sinistro allungato, la faccia addossata al materasso, le narici sanguinanti, schiacciate e rivoltate a sinistra e rotte internamente.
Si sospettarono i due figliastri M.... e F..., malfamati, che erano stati veduti gironzare in quel giorno, e avevano interesse alla sua morte, perchè essa stava per fare un vitalizio che li diseredava.
All'autopsia, eseguita il giorno 20, si scoprirono internamente tutti i caratteri della putrefazione avanzata e dell'asfissia; fluidità del sangue, chiazze emorragiche alla pleura costale, all'arteria polmonale e alla mucosa bronchiale e tracheale, che è di colore rosso vivo; ricchezza di liquido spumoso e sanguinolento nei piccoli e grossi bronchi; iperemia nei visceri addominali e più nei polmoni; vuoto il cuore.
Aperto l'esofago nella parte superiore, si rinvenne un ascaride lombricoide, lungo 20 centimetri, che coll'estremità cefalica era appoggiato sull'apertura della glottide.
Due periti, Resi e Raffa, dichiararono trattarsi di asfissia prodotta da mano violenta per occlusione delle vie aeree, per essersi manteunta la vittima, per qualche tempo, colla faccia sopra un corpo molle, cuscino, ecc., in modo da impedire l'entrata dell'aria; non trovando contraddizioni a ciò dalla scoperta dell'ascaride, in quanto che l'ascaride poteva essere ricacciato da un colpo di tosse, non essendo esso penetrato che superficialmente nelle vie aeree e per gran parte del suo corpo restando nell'esofago.
Il De Crecchio, chiamato a nuova perizia in proposito, ammise l'asfissia, ma non volle escludere che ne potesse essere causa l'elminto.
Chiamato, io, dai giudici ad una sopraperizia, non potei a meno di osservare: che i morti per asfissia da lombrici erano bimbi o dementi, e presentarono sempre una lunga reazione che qui mancò; che dal testimone C... la notte del 17 si sentirono delle grida soffocate e dei colpi nella direzione della camera della vittima; che il M., antropologicamente e giuridicamente indiziato di crimine, era già stato condannato per porto di arma, aveva spogliato la vittima, appena morì il padre, di molte sostanze, l'aveva truffata d'una fortissima somma a proposito dell'eredità; s'aggiugne ch'egli, ch'era lascivo e cupido, avendo, un giorno, messe le mani addosso ad una ragazza, questa lo rimproverò di volerla strozzare come aveva fatto con la Gall..., ed egli allibì e raccomandò che non lo ripetesse; altre volte, a proposito di eredità, ebbe a minacciare della scure il fratello. E, cosa importantissima, facendo in quei giorni un contratto, ne mise fra le clausole di scioglimento il caso di andare in carcere. E fu accusato dal fratello F... che, essendo meno criminale, è meno proclive di lui alla completa negativa.
E qui serviva mirabilmente l'antropologia criminale anche per decidere quale dei due fratelli fosse il più colpevole, anzi, il colpevole.
M..., che ha un passato così triste, ha il più completo tipo criminale, mandibole enormi, seni frontali e zigomi sviluppatissimi, labbro superiore assottigliato, incisivi enormi e maggiore il destro del sinistro, testa voluminosa con capacità esagerata, 1620 cc., tatto ottuso, 4,0 a destra, e 2,0 a sinistra; dunque mancinismo sensorio, più mancinismo motorio: tutti fenomeni che mancavano (meno i seni frontali e gli zigomi voluminosi) nel fratello F...—Dunque egli era il più sospettabile del delitto.—Fu condannato.