Tutti sanno infatti che nei tempi antichi, e anche ora nei popoli meno civili, i più nefandi delitti furono e sono adoperati come arma politica; noi possediamo anzi una specie di codice (quello di Machiavelli), che è tutta una serie di progetti criminosi a scopo politico, di cui il Borgia fu l'esecutore, o meglio il modello.

E certo dal Consiglio dei X di Venezia che pagava sicari ed avvelenatori a scopo politico, alla fucilazione del duca di Enghien, alla S. Barthelemy, o alla orribile carneficina di Algeri, quando il generale Bougeaud soffocava migliaia di infelici nelle caverne; alle infamie degli Americani e dei Portoghesi, che, per diradare e vincere gli indigeni, spargevanvi il vaiuolo e la sifilide, è il delitto che regna sovrano nella storia antica dell'uomo e, pur troppo, anche nella più vicina a noi.

Tutti ricordano le corruzioni parlamentari di Pitt e di Guizot, le menzogne e i tradimenti di Fouché e di Talleyrand, e, a pochi mesi quasi di distanza, le persecuzioni sanguinose degli Ebrei e dei Polacchi; poiché nei modernissimi tempi come nei più antichi si usarono contro i popoli deboli dai popoli più forti quella menzogna e quella violenza che nei privati sarebbero state considerate delitti. Reticenza e bugia sono, oggidì, diventate sinonimo di linguaggio diplomatico.

Di recente, i processi della Banca Romana hanno mostrato che, nei popoli poco civili, la morale politica è disgiunta da quella privata, e che vi può essere fra noi ministri immorali—anche essendo altamente stimati, od almeno senza destare quel ribrezzo che si destarebbe per una uguale azione in privato. A lor volta gli anarchici, equivalendo costoro dichiarano di considerare il delitto come arma di guerra.

Una triste osservazione in Italia mi ha dimostrato che, dopo Cavour, non si ebbe un ministero completamente onesto che potesse reggersi. Se vi prevalevano uomini troppo integri, il ministero era certo di una brevissima durata, perchè non aveva abbastanza tenacia, furberia, tristizia contro le mene parlamentari. Il peggiore ministro per l'Italia fu quello che dichiarava: «Saremo incapaci, ma onesti», e ahi! la storia rivelò che neppur egli era onesto.

Il ministro certamente più carico di delitti che abbia mai esistito potè, or ora, non solo reggersi davanti alla Camera, ma anche davanti alla opinione pubblica, e governare senza una vera opposizione del paese, che tanto più gli si prostrava sommesso, quanto più s'allontanava dalla legge.—Ed è morto pieno d'onori e d'anni, ed ha una statua collocatagli certo per volere di molti italiani, quel ministro mediocrissimo di mente, che, se pur non corrotto, introdusse fra noi più sfacciata la corruzione parlamentare, il cinismo più spudorato in politica.

E morì, nell'Italia del Sud o s'uccise, compianto e onorato fra poco di monumenti, anche quel deputato pubblicista, che fu convinto del peculato politico più sordido; come nel Nord d'Italia morì compianto e onorato colui che vendè a prezzo esagerato le proprie scarsissime opere e i propri lunghi silenzi sul mercato politico.

Oramai pare dunque che l'immoralità dia fra noi all'uomo politico, non solo guadagni ed onori in vita, ma perfino dopo morte, quando si crede che i giudizi del mondo divengano finalmente equi.

Il senso di pudore, infatti, l'amore del vero, che è proprio di un animo integro, gli impedirà di dire una menzogna, senza la quale non si può superare una situazione difficile, non si può adescare delle personalità riluttanti, non si può adulare principi ignoranti, pei quali l'adulazione è la migliore delle virtù: e quindi esso troverà sempre nella piazza, o nella reggia, degli inesorabili ostacoli.

Ecco dunque il vizio divenuto quasi necessario pel governo parlamentare nei popoli inferiori come i nostri, perchè, a dir il vero, ciò non si può dire degli Anglo-Sassoni o dei Tedeschi e nemmeno dei Francesi, il che indica bene i limiti etnici e civili entro cui si svolge questa triste funzione.