Gli Assiri ebbero, come i Sabei, sempre un albero sacro, che dapprima fu la stessa asclepia degli Indiani, e poi la palma, donde ancora si cava un liquore; e si noti che il nome presemita di Babilonia è Tin-tir-ki—luogo dell'albero della vita (Lenormant, De l'Orig. de l'Hist., 1879).

L'albero sacro agli Egizi era il ficus religiosa, donde traevano un liquore fermentato; e nei riti funerari le anime porgono la mano a berne il succo che le deve rendere immortali. Curioso è poi che questo del Ficus era nell'India il liquore profano che i Bramini porgevano alle plebi quando ne eran richiesti, invece della sacra Saoma (Katyalyana, X, 9).

[60]. Plancy, Légendes de l'ancien Testament, p. 121-122.

[61]. Méos, Nouveau Recueil De l'hermite qui s'énivra.

[62]. Il colèra nei temperanti diede mortalità del 19,9%. Il colèra nei bevitori diede mortalità del 91%.

[63]. Matrimoni dei bevitori diedero, in media, 1,3 figliuoli. Matrimoni degli astemi diedero, in media, 4,1 figliuoli. (A. Baer, Der Alkoholismus, Berlin, 1878).

[64]. Un uomo di 20 anni bevitore ha la vita media probabile di 15, l'astemio di 44.

Su 97 bambini nati ad ubbriachi, 14 soli eran sani (Baer, op. cit.).

[65]. Dal 1823 al 1826 gli ospizi di Filadelfia accettarono da 4 a 5000 poveri per anno ridotti a tale dall'ubbriachezza. Su 3000 del Massachussett ben 2900 erano nella stessa condizione. Baer, op. cit. p. 582.