«È troppo esigere dai giovani che un giorno determinato, davanti a una seggiola, siano in possesso di tutto lo scibile; infatti due mesi dopo gli esami non ne sanno più niente: ma intanto il loro vigore mentale declina; i succhi fecondi sonsi inariditi; l'uomo fatto o meglio colui che non subisce più alcun cambiamento, diviene etichettato, rassegnato a tirar in lungo, a girar indefinitamente la stessa ruota.

«Viceversa gli anglosassoni i soli in Europa, nei quali, come vedremo, ci sia la minima criminalità, non hanno le nostre innumerevoli scuole speciali; da loro, l'insegnamento non è dato dal libro, ma dalla cosa stessa. L'ingegnere per esempio si forma in una officina, e non in una scuola; il che permette a ciascuno di giungere esattamente al grado che comporta la sua intelligenza, operaio o capomastro, se non può andar più in su, ingegnere se le sue attitudini glie lo additano. Invece da noi coi tre piani dell'istruzione per l'infanzia, l'adolescenza e la giovinezza; colla preparazione teorica e scolastica sui banchi e sui libri, si è prolungata e si è aumentata sempre più in vista dell'esame, del grado, del diploma, del brevetto, la tensione della mente, mentre le nostre scuole non dànno mai quel corredo indispensabile che è la solidità del buon senso, della volontà, e dei nervi. Così la entrata nel mondo dello studente e i suoi primi passi nel campo d'azione pratico, non sono per lo più che una serie di cadute dolorose; sicché ne resta indolenzito, e, qualche volta, addirittura stroppiato. È una prova rude e pericolosa; l'equilibrio mentale gli si altera e corre rischio di non potersi più ristabilire; la disillusione è stata troppo rude e troppo forte».

L'istruzione è infine spesso un incentivo del male, promovendo, senza le forze di soddisfarli, nuovi bisogni, nuovi desideri, e soprattutto nelle scuole, nuovi contatti, tra gli onesti e gl'inonesti, resi vieppiù perniciosi laddove l'istruttore stesso diviene l'apostolo del male, in ispecie pei delitti di libidine, come si nota qui ed in Germania (Oettingen, o. c.).

CAPITOLO IX. Influenza economica—Ricchezza.

L'influenza della ricchezza è certo più controversa di quella della istruzione. Nè l'esame più spassionato dei fatti, riesce a darne una soluzione completa. E bisogna dire che sono i termini anche che spesso sfuggono al ricercatore. Lo stesso Bodio nella sua classica opera: Di alcuni indici numeratori del movimento economico in Italia, 1890, dimostra che la domanda—quale sia la ricchezza d'Italia—è una domanda la cui risposta è impossibile. Fare il computo di tutte le fonti di ricchezza agraria e mineraria è impossibile perchè non abbiamo statistiche chiare delle industrie estrattive; far la statistica di tutte le proprietà individuali è impossibile per la mancanza di un catasto simultaneo di tutte le ricchezze mobili e immobili; e bisogna ricorrere alle denuncie private sulle donazioni e testamenti. Il medio salario bisogna basarlo per via di ipotesi, sopra il minimo necessario alla vita, che è pure esso un dato congetturale. Basarsi per la ricchezza sulle tasse, soltanto, pare affatto erroneo, quando sappiamo come gli errori catastali soli bastano per scombuiare ogni calcolo, senza contare che molti affaristi e banchieri e molti professionisti vi sfuggono più o meno completamente. Ed ecco infatti come i risultati da questo lato comunque si prendano mostrano difficile il cogliere un rapporto esatto tra la ricchezza e i delitti più importanti.

1. Tasse e imposte riunite.—Confrontando la ricchezza in Italia, calcolata dalle cifre rappresentanti la somma delle quote individuali per abitante delle tasse di consumo (dazi interni di consumo, tabacchi, sali), delle imposte dirette (sui fondi rustici, sui fabbricati e di ricchezza mobile sopra ruoli) e delle tasse degli affari[97]—colle cifre dei reati principali[98] abbiamo:

Ricchezza massima, 1885-86
(Quota pagata da ogni abitante: da L. 33 a L. 74):
Reati contro
Ricchezza Provincia il Buon costume la Fede pubbl. Furti Omicidi
L. 74,9 Livorno 26,4 76 224 21,3
L. 71,3 Roma 22,1 65 329 27,8
L. 54,5 Milano 11,7 47 157 3,4
L. 45,6 Firenze 12,6 48 120 9,9
L. 42,5 Genova 17,2 59 147 7,8
L. 41,4 Venezia 14,3 138 246 6,5
L. 38,4 Torino 17,9 103 121 9,1
L. 33,3 Bologna 11,3 104 216 7,6
L. 33,0 Cremona 6,8 59 134 2,3
L. 31,7 Ferrara 7,2 33 367 6,1
L. 31,4 Mantova 15,6 88 254 7,8
15,6 70,6 206 11,3
Ricchezza media (da L. 20 a L. 26):
L. 26,9 Porto Maurizio 10,1 94 135 6,2
L. 25,4 Novara 8,1 34 100 6,3
L. 25,1 Grosseto 22,4 50 105 15,4
L. 24,6 Caserta 17,0 44 189 31,2
L. 24,4 Cuneo 6,9 52 87 8,8
L. 24,1 Ancona 11,7 128 100 19,0
L. 23,5 Palermo 21,8 35 150 42,5
L. 23,3 Lecce 16,7 52 126 10,3
L. 23,0 Bergamo 9,5 38 115 4,0
L. 22,5 Forlì 7,4 172 174 21,5
L. 20,4 Cagliari 17,2 68 296 21,8
L. 20,3 Perugia 12,7 32 140 15,9
13,4 66 143 17,0
Ricchezza minima (da L. 10 a L. 18):
Reati contro
Ricchezza Provincia il Buon costume la Fede pubbl. Furti Omicidi
L. 10,5 Belluno 6,3 25 108 5,1
L. 13,6 Sondrio 13,0 31 120 5,4
L. 14,0 Teramo 14,7 37 108 20,4
L. 14,7 Cosenza 34,8 30 125 38,2
L. 15,0 Campobasso 22,2 42 190 41,2
L. 15,4 Aquila 18,5 44 118 31,1
L. 15,8 Chieti 31,1 76 119 25,7
L. 16,3 Reggio Calab. 30,5 26 214 30,5
L. 16,4 Messina 17,9 29 148 19,2
L. 16,5 Ascoli 13,3 40 82 11,9
L. 16,6 Avellino 23,3 42 179 45,4
L. 18,3 Macerata 9,8 102 273 13,0
19,6 43 148 23,0

Che riassunte in gruppi ed aggiungendovi le cifre del periodo 1890-93 forniteci dal Bodio, nelle quali, oltre ai furti denunciati al P. M., si tien calcolo anche di quelli di competenza dei pretori, dànno:

Ricchezza 1890-93 (Bodio)
massima media minima massima media minima
Reati c. la fede pubblica 70,6 66,0 43,0 55,13 39,45 37,39
Reati c. il buon costume 15,6 13,4 19,6 16,15 15,28 21,49
Furti 206,0 143,0 148,0 361,28 329,51 419,05
Omicidi 11,3 17,0 23,0 8,34 13,39 15,40
Truffe, frodi, bancherotte 81,39 53,27 46,53