Livorno, Roma e Napoli, pur essendo le più ricche, dànno cifre massime di omicidi e di reati contro il buon costume, mentre questi, in Italia, scemano colla maggiore ricchezza: ma qui esercitano la loro influenza l'alcool per Roma e la condizione sua di capitale, per Napoli il clima e l'agglomero e per Livorno la razza (v. s.); e infatti, come controprova, vediamo due dei paesi più poveri, ma nordici, Belluno e Sondrio, dare il minimo di omicidii e stupri, mentre Campobasso, Reggio, Palermo, Cosenza, con ricchezza press'a poco uguale, ma semitiche, meridionali od insulari, dànno le cifre massime. Cosicchè le eccezioni sono così grandi da inforsare le conclusioni sintetiche certo anche perchè nemmeno la somma delle tasse e delle imposte rispecchia il decorso della ricchezza.
2. Lotto. Imposte dirette ecc.—Ma assai peggio vi si riuscirebbe studiando le singole tasse e i singoli proventi in rapporto alla criminalità.
Non conto nemmeno i proventi del lotto perchè non solo non crescono nel senso della ricchezza, ma segnalano, anzi, l'incremento della miseria e dell'imprevidenza. Ora sommare quelli coi contributi delle industrie era come sommare insieme i gradi di calore di un liquido al di sotto di 0° e d'un altro al di sopra dell'ebollizione; verrebbero fuori delle medie che non hanno nessun rapporto col vero, anzi che gli sono contrarie.
Prendendo dunque a considerare, nel 1885-86, la media della tassa di ricchezza mobile secondo il reddito privato di ogni abitante, troviamo fra le provincie che pagano di più (da L. 52 a 18), dopo Livorno, che è il primo come lo è nei delitti, tutte le provincie e delle città principali e insieme Porto Maurizio, Novara, Alessandria, Pavia, Piacenza, Cremona, che non sono le più criminose, e fra quelle che pagano meno da L. 5 a L. 9, oltre Macerata, Belluno, Arezzo, Perugia poco criminose—Cagliari, Sassari, Avellino, Chieti, Salerno, Campobasso, Messina, che lo sono moltissimo, certo perchè meridionali.
Altrettanto dicasi per le altre imposte dirette in cui ancora eccellono le provincie delle città principali e poi Livorno, e ultime sono Sondrio e a poca distanza Campobasso.
Nelle imposte sui fondi rustici emergono Cremona, così scevra di delitti gravi, e Mantova che ne è carica: ultime sono Sondrio pure scevra, e Livorno che ne è insozzata. È però da tener presente la enorme sperequazione che più ancora che nel resto esiste per tale tributo tra una provincia e l'altra.
3. Tasse di consumo.—Tenendo nota delle tasse di consumo (tasse di fabbricazione, dazi interni, tabacchi e sale), 1885-6, troviamo ancora Livorno in prima linea, e poi subito le città principali ed insieme, da 48 a 12 per abitante, Cremona, Grosseto, Pisa poco spiccate nel reato, e fra le minime, da 5 a 7, Belluno, Sondrio, Arezzo insieme con Reggio Calabria, Sassari, Cosenza, Trapani.
4. Tasse di successione.—De Foville ha creduto possa farsi un calcolo della ricchezza privata d'un popolo in base alle denuncie della trasmissione delle proprietà[99]. Ma se noi studiamo le statistiche molto apprezzate, ma che non sono se non regionali, usufruite per l'Italia dal Pantaleoni[100], difficilmente potremo farci un'idea chiara dei rapporti positivi o negativi dei reati colla ricchezza.
Infatti studiando questa sua tabella (v. pag. seg.) si conclude che le regioni più ricche, Piemonte-Liguria, Lombardia e Toscana hanno una quota di crimini, contro la proprietà, minore della media del Regno: e così le regioni che per ricchezza stanno presso la media del Regno, il Veneto e l'Emilia. Le regioni più povere, la Sardegna, la Sicilia e il Napoletano hanno una cifra elevata di criminalità; però una lievissima ne hanno le Marche-Umbria, che son povere; e poi i furti avvengono nelle proporzioni più piccole in Toscana, Lombardia, Emilia, Piemonte-Liguria, regioni più ricche e in una delle povere (Marche); ed avvengono in proporzioni medie nella Sicilia, un po' più elevate nel Veneto, in relazione alla miseria intensissima degli agricoltori in quella regione, poi nel Napoletano. La regione più ricca (Lazio) e la più povera (Sardegna) presentano il massimo numero di furti, cosicchè non vi è nessun preciso parallelo. Per il Lazio, avverte giustamente Bodio, bisogna tener conto dell'influenza perturbatrice che vi esercita, così per la ricchezza, come per la delinquenza, l'esistenza della capitale. Le tasse di successione sono in questo caso un indice fallace della ricchezza, essendo qui concentrati dei capitali che appartengono ad altre regioni. Inoltre a Roma, per le condizioni speciali della proprietà rurale e del sistema di cultura in uso, vi è un numero ristretto di persone che hanno grandissime proprietà, e ciò ha molta importanza per le tasse di successione.
Per ciò che riguarda la delinquenza occorre aver presente l'influenza che per il compartimento del Lazio esercita la grande agglomerazione urbana della capitale.