Era così misoneico, che non andò a vedere lo zio Beccaria morente, in ferrovia, perchè quella allora era una novità. Già a 22 anni scriveva (Epist. I, 72) del ribrezzo che gli metteva addosso il vedere nuove facce; anche Stampa afferma, che il solo vedere una persona nuova lo metteva sempre di malumore; e che estendeva il misoneismo ai bicchieri, alle scatole del tabacco, alle cravatte, le cui forme non mutò mai, come la madre sua non mutò mai le mode che avea portate nella giovinezza.

Paure. — Egli, poi, fondeva il misoneismo alla panofobia: aveva paura di tutto, delle strade ferrate, del colera, del dentista; provava vero spavento a visitare un paese straniero.

Paradossi. — È strano ch'egli, così equilibrato in ogni suo lavoro, si piacesse così spesso (Cantù, op. cit.) di quei paradossi, ove (le son frasi Manzoniane): la salsa è tutto; e non solo in letteratura, anzi più spesso ancora che in letteratura, in politica, e in economia, come quando voleva che si lodasse l'architetto Mengoni per le difficoltà vinte nel costrurre la Biblioteca Ambrosiana sopra area limitata e disuguale, e poi suggeriva di... demolirla. Alcuni eran geniali come: quando proponeva smetter gli ambasciadori, essendo divenuti ora inutili: e come quando affermava — "esservi mancanze, le quali, lungi dal far perdere a un autore il titolo di galantuomo, gli acquistano spesso quello di benemerito" — e che: — "l'accusa di plagio è stata fatta sempre agli scrittori che hanno detto il più di cose nuove" — e che: — "la rappresentazione delle passioni che non eccitano simpatia, ma riflessione sentita, è più poetica d'ogni altra".

E nel parlare e nello scrivere in Italia constata che, "per non dare nello strano, bisogna tenersi lontano dal naturale"; e ciò per "non saper come fare per dire una cosa che si dice ogni momento".

Son queste tutte, in vero, delle trovate più paradossali in apparenza che non in realtà, e che possono parere tali solo all'uomo volgare. Ma però egli si piaceva troppo in altre sentenze, peggio che paradossali, solo basate sulla forma, sul suono, sul contrasto dell'espressione — come quando pretendeva la moda una libertà portata dal Cristianesimo, che, viceversa, perpetua, perfino nelle cocolle del frate, la veste delle plebi Romane; e quando parla del vezzo del pubblico, il quale s'ostina "a demander des explications sur ce qui n'avait que le défaut d'être trop clair", e che "l'osservar poco è.... il mezzo più sicuro per concludere molto": e come quando trovava la seconda Gerusalemme di Tasso "indubbiamente migliore della prima, sia riguardo ai versi, sia riguardo alle altre correzioni", e quando in una lettera al Bonghi sostiene che il Baretti "quell'Aristarco, che ebbe e ha ancora la riputazione di critico incontentabile, peccò piuttosto di troppa indulgenza"!!

Chiamava i ladri i più gran partigiani del diritto di proprietà, perchè... arrischiano la vita per ottenerla. Discorrendo col Torti del vino e dei suoi componenti conchiudeva: "In fine dei conti, la base del vino è l'acqua".

La frequenza di questi paradossi o meglio dei bisticci che come vedremo formano non scarsa parte del suo contenuto letterario in prosa, è tanto più strana in lui che in alcune severe sentenze ne riprovava l'uso come perniciosissimo al giusto ragionamento (v. sotto).

Abulia. — Come accade in molti geni, la profondità del pensiero, che malgrado tante mende era in lui mirabile, ne aveva depressa la robustezza della volontà e il senso pratico, il che chiaramente confessò in questa lettera a Briano giustificando con ciò il rifiuto dell'offertagli deputazione (V. Epistolario, Vol. II — Milano, 1883 — pag. 176).

"Il senso pratico dell'opportunità, del saper discernere il punto o un punto dove il desiderabile si incontri col riescibile; e attenersi sacrificando il primo con rassegnazione non solo, ma con fermezza fin dove è necessario, salvo il diritto si intende, è un dono che mi manca a un segno singolare: e per una singolarità opposta, ma che non è nemmeno un rimedio, perchè riesce non a temperare ma a impedire ciò che mi pare desiderabile, mi guarderei bene dal saperlo non che dal sostenerlo. Ardito nel mettere in campo proposizioni, che paiono e saran paradossi, e tenace non meno nel difenderle, tutto mi si fa dubbioso, oscuro e complicato, quando le parole possono condurre a una deliberazione.

"Un utopista e un irresoluto son due soggetti inutili, per lo meno, in una riunione in cui si tratti di conchiudere; io sarei l'uno e l'altro nello stesso tempo.