Epilessia ambulatoria. — E si può sorprendere in lui il germe della epilessia propulsiva. "Questa condizione abituale, scrive Finzi o. c., dell'animo, che dappertutto gli faceva parere insormontabili le difficoltà della vita, dappertutto spaventosi e fatali anche i più piccoli contrattempi e inconvenienti, fu lo sprone che del continuo lo incalzò a mutar di sede. Il fuggire i luoghi delle sue simpatie e debolezze erotiche, il cercar libri, il veder paesi nuovi e nuove cose, il visitare amici, l'adempiere incarichi, saranno stati a volta a volta cause occasionali dei suoi viaggi; ma la ragione vera, la ragione generale è da cercare proprio nell'anima sua irrequieta, indocile, che non sapeva trovar posa in un luogo e fuggiva, o almeno avrebbe voluto continuamente fuggire se stessa, non sentendosi capace di niuno sforzo di adattamento. Cominciato per singolari circostanze fin dall'infanzia e durato sino agli ultimi anni, proprio fino a che le forze mancanti non lo cacciarono giù di sella negandogli di più risalirvi, questo perpetuo vagabondaggio è una delle più significanti espressioni di quello stato quasi patologico dell'animo che nel Petrarca si manifesta per così numerosi e diversi aspetti.

"Curioso che, sempre in moto com'egli è, e confessando molto spesso la sua irrequietudine e instabilità, ogni tanto ammonisce sè medesimo a mutar registro. "Abbiamo girato abbastanza di qua e di là: è tempo di riposare", sentenzia ancora nel '52; eppure "seguiterà altri vent'anni a rincorrere la sua quiete per tanti luoghi, senza trovarla mai".

Bugia. — E peggio, egli era un classico bugiardo, nota Cesaro; mentiva ai superiori la causa del suo viaggio in Germania (Epistola ad posteros); e appunto in questa lettera egli dissimulò ai figli la propria paternità; dichiarava di aver abbandonato ogni oscenità, a 40 anni, e poi ne troviamo il catalogo fin passati i 46; scrive sonetti per Laura viva, quand'era morta; giura che quell'amore era purissimo e nel Secretum, III, confessa che l'amore per Laura sua non era onesto. Turpe igitur aliquid interdum voluisti. Pretendeva con Boccaccio di non aver mai letto Dante, mentre invece l'aveva studiato profondamente ed anzi imitato. (Giornale Dantesco — Anno VIII)

Contraddizione. — "... La contraddizone è anch'essa abituale in lui; anzi è un altro carattere singolare del suo stato psicologico. In tutta la gran mole delle sue opere egli affetta sempre un austero stoicismo; ma non gli riesce mai di metterlo in pratica, e con ingenuo candore se ne confessa. Esorta gli amici a sostenere serenamente la sventura, ma de' suoi propri e men gravi fastidi mena scalpore infinito; predica la vanità dell'orgoglio e dell'ambizione, ma guai a chi lo punga o gli attraversi la via; biasima il lusso nei costumi e perfin negli arredi sacri, ma dal lusso egli stesso non sa difendersi mai, così nel culto della persona come nelle abitudini della vita; condanna l'avarizia ed usa liberalità, ma pur si mostra avido di prebende. Scrive parole infocate contro i rei costumi del tempo, e chiama i principi tanti Dionigi e Demetri Falerei; ma vive nelle loro corti la maggior parte dei suoi anni migliori. Si professa adoratore della verità e afferma ad essa sola dovuto tutto il culto dell'anima e della mente; ma si lascia andare volentieri all'adulazione; e si direbbe persino che gli piaccia adulare sè medesimo, presentandosi ai posteri interessante, reverendo ed ammirabile per la magnificata nobiltà degli affetti e per l'ostentazione dell'austera virtù. Disprezza le donne e inveisce contro di loro sul tenore dei più arcigni misogini del medio-evo; ma, giovine, ne cerca le grazie; vecchio, ne gradisce la compagnia, e giovine e vecchio le canta con insuperata squisitezza di sentimentalità. Si dà gran faccenda per ottenere la laurea poetica e poi la predica una vanità; condanna l'amore della gloria e se ne strugge per tutta la vita. (Finzi, o. c.).

"Dopo che ha lavorato a martello con lungo amore d'artista le sue liriche più belle, egli le condanna come opera risibile e riprovevole, e apparentemente se ne vergogna; ma non per questo le distrugge; anzi con carezzevole e pertinace sollecitudine fin presso ai sessant'anni seguita a pur correggerle e perfezionarle. Innalza al cielo i suoi Colonnesi e poi, come appare Cola di Rienzo, piglia tale una caldana patriottica, da gridar quasi il crucifige contro i magnificati benefattori d'un tempo. In prosa e in verso si lasciò andare a facili rampogne contro i tiranni; ma alle prime blandizie mutava tono e si profondeva in adulazioni, che oltrepassavano certamente i termini di quella relativa necessità che le circostanze potevano portare.

"Certamente anche la sua professione d'infelicità sente dell'esagerato. Il dire che fin dall'infanzia la sua vita fu un ordito di travagli, di lagrime, di gemiti, com'egli fa in un'epistola poetica; il dire che quand'egli è posseduto dalla sua indefinibile acedia si trova come piombato nelle tenebre dell'inferno e soffre la più crudele delle morti, come fa nel Secreto, parrebbe soverchio anche per uno che non avesse avuto tanta prosperità di fortuna come il Petrarca.

"Si direbbe che la contraddizione è la forma perpetua del suo sentire e del suo operare. Quando si procura un'agiatezza, un piccolo piacere, sia pur l'innocente soddisfazione di una comoda casetta o di un modesto giardinetto, un'ombra lugubre gli attraversa la mente: è il pensiero della brevità e inanità delle cose umane. Quando si trova a deliziarsi dei più magnifici spettacoli della natura, gli sorge nell'animo una dolorosa tetraggine di asceta. Se il calore del temperamento gli fa scordare nell'ebrezza del senso l'austerità canonicale, a sterile ammonimento di sè stesso ne tiene misterioso e lamentoso ricordo nelle pagine d'un libro appassionato".

Erotismo eccessivo. — "Nè è da passare sotto silenzio una serie di memorie registrate sopra una pergamena contenente le lettere d'Abelardo ed Eloisa, a cui il poeta fece delle "note assai curiose". Eccone un saggio, senza però le sigle convenzionali, che non si possono riprodurre a stampa:

Il Finzi non può spiegare queste note che come registrazioni di imprese... erotiche evidentemente poco sentimentali.