Ed ora analizziamo la storia di queste visioni, come è da lui tracciata nel "Compendio di rivelatione dello inutile servo di Jesu Christo, Frate Hieronimo da Ferrara".

"Essendochè (così comincia) lungo tempo in molti modi per inspirazione divina io abbia predetto molte cose future: nientemeno considerando la sentenzia del nostro salvatore Christo Jesu che dice: Nolite sanctos dare canis nec mittatis margaritas vestras ante porcos; ne forte conculcent eas pedibus, sono sempre stato scarso nel dire... servando sempre segreto il modo e la moltitudine delle visioni e molte altre rivelazioni, le quali non ho mai detto, non essendo io stato inspirato a dirle e non parendomi necessario alla salute, nè essendo ancora disposti gli uomini a crederle".

E seguita dicendo più avanti come "vedendo lo onnipotente Dio multiplicare li peccati nella bella Italia massime nelli Capi così ecclesiastici come seculari non potendo ciò sostenere determinò purgare la chiesa sua per un grande flagello". E poichè "vuolsi che questo flagello fosse prenunziato, avendo tra gli altri suoi servi eletto un indegno e inutile a questo officio, mi fece venire a Firenze l'anno 1489. Et predicando tutto quell'anno, tre cose continuamente preposi al popolo: la prima che la Chiesa si aveva a rinnovare in questi tempi; la seconda che innanzi a questa renovazione Dio darebbe un grande flagello a tutta l'Italia; la terza che queste cose sarebbero presto.

"E queste tre conclusioni mi sforzai sempre di provarle con ragione probabile..., non dichiarando che io avessi queste cose per altra via che per questa ragione.... Da poi vedendo migliore disposizione degli uomini al credere, produssi fuori qualche volta alcuna visione... Da poi vedendo la grande contraddizione e derisione che io avevo quasi da ogni generazione di uomini, molte volte come pusillanime mi proponevo di predicare altre cose che quelle,... e non lo potevo fare".

Ma poi risolve di non parlarne più: "tutto il giorno e tutta la notte vigilai infino alla mattina... e non potetti mai volgermi ad altro, tanto mi fu serrato ogni passo e tolta ogni altra dottrina, eccetta quella. E sentii la mattina (essendo per la lunga vigilia molto lasso) dirmi: Stolto, non vedi tu che la voluntà di Dio è che tu predichi in questo modo? E così quella mattina feci una spaventosa predicazione."

Leggendo questa pagina anche chi non ha conoscenza e pratica di malattie mentali riconosce senz'altro le allucinazioni, il delirio di grandezza, la fissità delle idee coatte, la dissimulazione delle concezioni deliranti; poichè è noto che sul loro delirio molti paranoici[53] usano custodire gelosamente il segreto: la tempesta turbina dentro il cranio, ma niente ne apparisce di fuori. O sono alienati che vivono tra fantasmi di persecuzione che dissimulano a fine di compiere un proposito di vendetta lungamente accarezzato; o melanconici, nei quali l'idea del suicidio è avvinta al cervello con catene di ferro e si propongono tacendo di addormentare l'attenzione vigile di chi può impedirneli; o sono megalomani, che nascondono il delirio di grandezza per non esporlo alla derisione. "C'est une affaire que je garde en moi mème... On n'aime pas à raconter ses secrets", diceva un megalomane a Briand. (Vetrani o. c.).

L'anno del Signore 1483 cominciò ad essere fatto partecipe delle divine illuminazioni, come si legge in una sua predica che parla della renovazione della Chiesa fatta l'anno 1494; e nel principio ebbe speciale rivelazione del rinnovamento di essa Chiesa... Di più l'anno medesimo in Brescia disse ad alcune persone private qualche cosa di flagello futuro..." Così il Burlamacchi.

Ma questi fantasmi di grandezza, i maggiori che potessero attraversare una coscienza cristiana la quale, tanto più si nobilita e si magnifica, quanto più si fa umile, non gli apparvero allora per la prima volta.

Il Savonarola, che fin dalle prime allucinazioni, si era persuaso di esser un profeta mandato da Dio ad annunciare ai popoli la riforma della Chiesa e i danni imminenti sulla vita d'Italia; aveva trasmesso quel delirio alla moltitudine. "Al popolo di Firenze, scriveva Nicolò Machiavelli, non pare essere ignorante nè rozzo; nondimanco da frate Girolamo Savonarola fu persuaso che parlava con Dio. Io non voglio giudicare s'egli era vero o no, perchè d'un tanto uomo se ne debba parlare con reverenza: ma io dico bene che infiniti lo credevano, senza aver visto cosa nessuna straordinaria da farlo loro credere; perchè la vita sua, la dottrina, il soggetto che prese erano sufficienti a fargli prestare fede." Spesso il frate avrà visto dipingersi la irrisione quando gridava con tono profetico: "Firenze, che hai tu fatto? vuoi tu che te lo dica? Ohimè, egli è pieno il sacco, la tua malizia è venuta al sommo. Firenze egli è pieno: aspetta, aspetta un grande flagello!" Allora discendeva col proposito "di non più parlare nè predicare di queste cose".

Infatti, seguitando la lettura del "Compendio di rivelazione" dov'egli si spoglia di questi pudori, troviamo quanto segue: "Ritornando al proposito nostro, dico che queste cose future per la indisposizione del popolo le prenunciavo in quegli primi anni con la probazione delle scritture e con ragione e diverse similitudini.