Charles Richet una volta pubblicò un suo sogno un po' modificato sotto forma di racconto per fanciulli; Muratori in sogno improvvisa un pentametro latino; Klopstock confessa d'avere avuto un grande aiuto dai sogni nella composizione del suo Prometeo. Cardano diceva poter provocare l'estasi a volontà; ma solo però nel letto o poco prima o poco dopo del sonno. Una volta, per esempio, essendo colto verso il mattino in letto dall'estasi, ed egli destato e postosi eretto, l'estasi sparve; tornato a giacere, riapparve; e si fu allora che egli si credè di precisarne la sensazione, e la disse un lieve spiro che non proprio nel cuore, ma più sotto gli palpitava, ecc. Anzi, sembra che alcuni sogni eccitanti gli lasciassero una specie di estasi. In sogno, egli dichiarava d'aver ideato e composto molte sue opere, per esempio quella sì luminosa: De varietate rerum, e quella: De subtilitate. "Un dì, nel 1557 — narra egli nei Somniis Sinesiis, capo IV —, parvemi udire delle armonie più soavi; destatomi tosto, mi trovai in capo risolto un mio problema sulle febbri (perchè ad alcuni letali, ad altri no), a cui invano avevo pensato per 25 anni". Holde compone, sognando, La Phantasie, che riflette nell'armonia la sua origine, e Nodier creò Lidia e, insieme, tutta una teoria sulla sorte futura del sogno. Condillac nel sogno perfezionò una lezione interrotta la sera. Krüger, Corda e il Maignan risolvettero nel sogno problemi e teoremi matematici. Stevenson nel Chapter on Dreams confessa che le sue novelle più originali furono composte in sogno. Tartini ebbe nel sogno una delle sue più portentose ispirazioni musicali: "Era — racconta egli — d'aprile, e dalla finestra semi-chiusa della cella entra un acre venticello; d'un tratto le sue palpebre si abbassano, si chiudono, gli par di scorgere un'ombra che gli si drizza davanti. È Belzebù in persona; fra le mani tiene un magico violino, e la suonata comincia: è un adagio divino, tristamente dolce, è un lamento e un succedersi vertiginoso di note rapide, intense". Il Tartini si scuote, si leva, afferra il suo violino e riproduce sul magico strumento quanto in sogno aveva udito suonare. La suonata ebbe il nome di Suonata del diavolo, uno dei migliori suoi capolavori.
Anche Giovanni Duprè nel sogno concepisce il bellissimo gruppo della Pietà. In una giornata estiva, calda e afosa, il Duprè stava sdraiato sul divano e pensava, preoccupato della posa che avrebbe potuto dare a Cristo; si addormenta, e nel sonno vede l'intero gruppo, ormai compiuto, col Cristo, in quella stessa posa ch'egli anelava, ma che la mente sua non era riescita a fissare completamente.
La Beecher-Stowe confessava che il suo celebre romanzo: La capanna dello Zio Tom, lo copiò tutto da visioni suggestive; nemmeno i particolari fece di suo capo; non avrebbe, per esempio, voluto far morire la bimba Eva, ma pure, con sommo suo dolore, dovette raccontarne la morte, dopo di che rimase quindici giorni senza scrivere. Come dovesse morire lo Zio Tom le fu rivelato al punto solo di scrivere; perciò anche nella prefazione dichiarò non essere la vera autrice del romanzo[33].
J. W. Cross scrive nella Vita di George Elliot: "Essa mi raccontava che quelli, che essa considerava come i suoi migliori scritti, erano effetto di un'estasi, di un non so che, che si impossessava di lei, e di cui si sentiva non essere più altro che uno strumento passivo, attraverso al quale lo stesso spirito agiva e parlava"; il che deve porsi in rapporto con quanto Barret C. B. Alexandre osservava in George Elliot[34] durante la fanciullezza, preda a terrori notturni, a parossismi e cefalee che le rimasero per tutta la vita.
Il De Sanctis, nel suo lavoro Sui sogni, narra di Gerardo di Nerval, che, nelle ultime settimane di sua vita fortunosa, quando era intento a scrivere La rêve et la vie, spesso — egli stesso confessa — si sentiva trascinato nella sfera dei sogni, posseduto interamente da un altro che lo rapiva al mondo reale. E, secondo confidò a Flaubert, qualche cosa di simile accadeva a George Sand: "Quando scriveva, non era lei a scrivere, ma era l'altro che la prendeva, che la inondava, che la possedeva tutta; quando l'altro mancava, taceva l'inspirazione".
Recentemente il Cabaneix, nel suo curioso lavoro: Le subconscient chez les artistes, ci ha mostrato come il subcosciente nel sogno e nella dormiveglia abbiano un'immensa parte nell'opera artistica, sia con immagini ipnologiche, come in Maury, Tolstoi, sia con vere allucinazioni, come in Palissy, Richepin, o in una specie di sonnambulismo vigile, come in Socrate, Blacke, Mozart; molti scrittori contemporanei, da lui consultati, come Mauclaire, Saint-Säens, Janet, Sully, gli confessarono essere il subcosciente il fermento della loro creazione.
L'egregio dottore Arturo Morselli trova tutto ciò in opposizione con le mie teorie che riuniscono il genio al tronco dell'epilessia, perchè, secondo il citato lavoro di De Sanctis Sui sogni, gli epilettici, al contrario dei genî, sognerebbero assai poco; senonchè egli dimenticava che se il De Sanctis trova scarsi i sogni in 10 su 45 epilettici (V. § 1º), con attacchi completi, egli li trova invece ben più frequenti, 16 su 21, quasi 80% negli epilettici psichici o con attacchi incompleti, che sono i soli con cui i genî devono paragonarsi[35].
"Nell'epilessia classica, anzi — aggiunge De Sanctis —, pare si debba l'attacco notturno stesso ad allucinazioni oniriche; certo i sogni producono fenomeni psichici gravi, ed in quelli a piccolo male i sogni rinforzano le nevrosi. Di 20 epilettici a piccolo male, 10 hanno ricordo minuto, 1 eccessivo".
Anche secondo Kalischer, varie forme di epilessia si svolgono in una serie di sogni.
La frequenza e l'imponenza del sogno nell'epilessia psichica mi è provata, anche, dalla esagerata vivacità che hanno i sogni nei criminali-nati, come constatavano il Dostoiewsky nella Casa dei morti e lo stesso De Sanctis, postochè dalle mie ricerche anch'essi sono una varietà dell'epilessia psichica[36].