Ebrei. — Un'opinione analoga sul genio dominava negli antichi Ebrei. Nel Minnaghoth del Talmud si legge: "Dice il rabbino — a proposito di Aleazaro —: è un genio, venite a vederlo; esso è genio anche perchè i suoi antenati lo erano pur essi. E i rabbini vennero a vederlo; e trovarono... un alienato"[110].


Campanella. — Tommaso Campanella, nella Città del Sole, fa che i cittadini di questa, progrediti straordinariamente, come sarebbe da noi nell'anno 2000, siano molestati eccessivamente dal morbo sacro, "malattia questa che è indizio di non ordinario ingegno ed andaronvi soggetti uomini i più celebri: Ercole, Sisto, Socrate (?), Callimaco, Maometto".


G. B. Belli, l'arguto calzolaio e letterato fiorentino, già console della Crusca e dichiaratore della Divina Commedia, nei Capricci del bottaio scriveva: "Sappi, Giusto, che ogni uomo n'ha un ramo... Io ti vo dire ancora più là: che tu troverai pochi uomini al mondo che abbiano lasciato fama, che se tu consideri bene la vita loro, non abbiano qualche volta portato il ramo loro scoperto; ma perchè egli è riuscito loro ben fatto, ne sono stati lodati"[111].


E Valerio Da Pos, il contadino-poeta agordino, ancora più chiaramente scriveva:

"Ben posso dir che sotto la berretta

Mi sento un brulichìo di tratto in tratto,

Per cui convien che a poetar mi metta.