Altre quattro sètte si conoscono in Algeri analoghe a queste; il decimo, il quinto, spesso, d'intere città, per esempio di Meknes, vi è ammesso[141].
Una società, quanto vasta altrettanto bizzarra e crudele, esiste pure attualmente fra i negri di S. Domingo. È la società di Voudou. Ignota è l'origine di questa parola, forse da Vou, serpe, dou, paese. Così si designano le divinità, l'istituzione ed insieme gli addetti. Questo dio è a S. Domingo il colubro, all'isola Orleans il serpente a sonagli; ma d'origine è prettamente africano e specialmente del Congo e di Juidala. Il sacerdote del Dio (papà Voudou) esercita autorità straordinaria su tutti gli adepti, così ad Haiti come nel nativo Congo. Nel fondo della sala, ove gli adepti sono raccolti, sta l'arca santa ove giace il serpe; al lato il papà e la mamma, o sacerdotessa, sotto un gran manto di cenci rossi (essendo il color rosso pretto simbolo del Dio). Il papà, posando il piede o la mano su l'arca, intuona un barbaro canto:
Eh! Eh! Bomba hen, hen,
Canga basio te,
Canga mouni de lì.
E comunica la scossa alla mamma, questa a tutto il cerchio degli spettatori, il quale è agitato da moti corei laterali, in cui testa e spalla sembrano slogarsi; un'esaltazione febbrile s'appiglia a tutti gli affigliati; la ridda si aggira con cieco urto; i negri cadono in furore singolare, immergono il braccio nell'acqua bollente, si tagliano e squarciano, con coltello e con gli unghioni, le carni, si fanno collocare mortai sul dorso e su vi puntellano uomini vigorosi[142].
Fatti analoghi a questi si verificarono nei Derwisch ottomani.
Ogni convento di Derwisch ha una specie sua propria di sacra danza o, meglio, di convulsione epilettoide. Alcuni pregano, facendo moti laterali col capo; altri si piegano col corpo da sinistra a destra e da avanti in dietro; ma nel più dei conventi, come Kufai, Cadris, Beyrami, costoro usano tenersi stretti in cerchio per mano, pongono innanzi il piè destro e aumentano ad ogni passo di vita e di forza; cominciano i Kufai col canto di Allah e fanno moti laterali del capo e gettano le braccia sulle spalle degli altri e s'aggirano sempre più rapidi, sinchè cadono nell'Haleth o rapimento; in questo stato subiscono la prova del ferro rovente, si tagliano con le sciabole, ecc.
Stranezze analoghe dei sacerdoti di Baal ci narrano la Bibbia e Luciano, e ce lo attestano i monumenti di Ninive[143]. Nell'India i sacerdoti di Civa e di Durga ripetono eguali convulsioni, seguite da simili strazi volontari e, direi, voluttuosi[144].
Altrettanto si osserva ancora fra i santoni di Egitto. Una delle cerimonie più curiose, che pratichino gli uley d'Egitto, è quella del zikr; l'eseguiscono, pronunciando la parola Allah, e agitando continuamente la testa ed il corpo; scossi, spossati da tali movimenti, cadono a terra, congesta la faccia, schiumante la bocca, come epilettici; e durante questa frenesìa, simile ai convulsionari di S. Medardo, si mutilano, si abbruciano[145].