Anche nella poesia piacevole molti meritarono plauso. Il Ricciardetto del Forteguerra, la Svinatura del Carli, le rime piacevoli del Fagiuoli, e le poesie del Saccenti, sono fra le opere scelte dall'Accademia Fiorentina. L'Alberti citò la Celidora ovvero il Governo di Malmantile del Conte Ardano Ascetti cioè del P. Lodovico Agostino Casotti Domenicano, e del Gigli la Scivolata e la Culeide, e il Signor Gamba ha notate nel suo catalogo le poesie piacevoli di Giuseppe Baretti,[172] e quelle di eccellenti Autori Toscani per far ridere le brigate, stampate in Gelopoli cioè in Firenze il 1760. fra le quali ve n'ha alcune del Gigli, del Bellini, e d'altri poeti del secolo decimottavo. Io aggiungerò il Grillo d'Enante Vignajuolo, cioè del Baruffaldi, la Cuccagna del P. Rossi, le nozze di Pulcinella del Vittorelli, le rime piacevoli del Dottor Vettore Vettori, qualche capitolo di Francesco, e Giampietro Zanotti, del Manfredi, e pochi altri.
Il Bettinelli voleva, che il ditirambo del Redi fosse l'unico ditirambo Italiano, e che delle poesie satiriche si faccia meno conto, che di ogni altra. La lingua Italiana (egli dice) non sembra atta a questa poesia, e gl'Italiani dan troppo presto all'armi.[173] Il ditirambo del Redi è veramente cosa unica, e niuna altra nazione può gloriarsi d'averne una simile. Nel secolo di cui parlo si è tentato d'imitarlo, ma gl'imitatori sono sempre inferiori a' loro modelli. Fra questi si può accordare qualche lode al Baccanale in Gioveca del Baruffaldi, almeno per ciò che appartiene alla lingua. Riguardo poi alla satira io non so che cosa avesse in animo il Bettinelli, quando disse, che la lingua Italiana non sembra atta a questa poesia. So che l'Ariosto, Salvator Rosa, l'Adimari, il Menzini, ed altri hanno scritte Satire; e se in esse si trova alcun difetto, questo non proviene dalla lingua. L'ultimo di questi appartiene in parte al secolo decimottavo, ed è annoverato fra gli scrittori citati dalla Crusca. Ma un nuovo genere di satira sconosciuto ai Latini e ad ogni altra nazione usò il Parini ne' suoi poemetti intitolati il Mattino, il Mezzogiorno, e la Sera, i quali come prima uscirono in luce riscossero molto plauso in Italia, e fuori. Egli non dà punto all'armi, ma con una delicata e leggiadra ironia punge il vizio, e non lo flagella, nè reca mai noja in tanta somiglianza di cose, che da lui si debbon descrivere. Nè d'indole molto diversa è il poema dell'uso[174] del Conte Duranti da me nominato con lode fra i poeti lirici.
Questi fra molti sono i poeti, de' quali ho creduto dover quì far menzione, lasciandone parecchi altri pregevolissimi per le altre qualità, che dall'arte poetica sono richieste. Lo stesso è da dirsi degli storici, di cui farò adesso parola. Ma per procedere con chiarezza dividerò la storia nelle diverse sue parti, e comincerò da quella, che più propriamente si chiama con questo nome. L'Alberti cita gli annali del Sacerdozio e dell'Impero del Battaglini, e lo lodo se ne ha presa qualche voce ecclesiastica, che non si trovi in altro scrittor più pregevole. Non vuolsi però prenderli a modello di buono stile, e purgato. Comincerò dunque il novero delle opere storiche dalla Verona illustrata del Maffei registrata dal Signor Gamba nel suo catalogo. A questa aggiungerò i ragionamenti istorici su i Gran Duchi di Toscana della Reale Casa de' Medici protettori delle lettere e delle belle arti di Giuseppe Bianchini, la storia di Ferrara del Baruffaldi, e la traduzione con ammirabile purità di lingua fatta dal P. Pietro Savi Gesuita delle due opere latine del P. Ferrari, delle geste del Principe Eugenio di Savoja nelle guerre d'Italia e d'Ungheria. Dell'altre sue traduzioni parlerò altrove. Porrò eziandio in questa classe il ragionamento intorno all'origine della Città di Prato di Giovan Battista Casotti, che si legge negli opuscoli filologici del Calogerà, e fu poi approvato dall'Accademia Fiorentina. Vi porrò finalmente le memorie storiche Modenesi del Tiraboschi, opera d'argomento non grande, e che non somministra strepitose vicende, o luminosi avvenimenti atti ad eccitare la curiosità di molti; tale però che al suo autore conferma quella fama di critico giusto, e di scrittor accurato elegante ed assai puro, che le altre cose sue gli avevano procacciata. Unirò a queste storie le illustrazioni, che il P. Ildefonso da S. Luigi ha poste nelle sue delizie degli Eruditi Toscani, e le descrizioni di feste ed esequie fatte da Giambattista Casotti, Leonardo del Riccio, Rosso Antonio Martini, e Marc'Antonio Mozzi,[175] de' quali scrittori ho già fatta menzione, e la farò di nuovo.
Cinque opere spettanti alla storia Ecclesiastica dall'Accademia Fiorentina furono approvate. Prima, fra queste o l'ampiezza si riguardi della materia, o la sua importanza è la Storia Ecclesiastica del Cardinal Orsi, che impedito dalla morte non potè condurre a fine. Io non so bene, se l'Accademia adottandola tutte volesse adottare le sue maniere di dire, fra le quali ve n'ha alcuna, benchè di rado, tolta dalla lingua Francese, cui si potrebbe dubitare se convenga dar la cittadinanza Toscana.[176] Dell'altre opere da me indicate pur ora due sono di Gio. Battista Casotti, cioè le Memorie Storiche di Maria Vergine dell'Impruneta, e la Storia della fondazione del regio Monastero degli Scarioni di Napoli, e due sono del Canonico Mozzi, cioè la Storia di S. Cresci, e de' Santi suoi compagni Martiri, e della Chiesa di S. Cresci in Valcava di Mugello, e la lettera ad un Cavalier Fiorentino divoto di S. Cresci. L'Accademia forse volle ancora concedere lo stesso onore all'Istoria degli anni Santi, e ad altre opere di Domenico Maria Manni, quantunque non l'indicasse espressamente.[177] Infatti qual cosa v'ha di questo purissimo scrittore, che non meriti di far testo in lingua? A queste opere poi aggiungerò io la vita di S. Ignazio, la leggenda di S. Anna, e quella di S. Margherita da Cortona del P. Antonfrancesco Mariani Gesuita, il quale scrittore in ciò che spetta alla lingua è sempre così purgato, che a niun altro lo reputo secondo, ed i più tenui suoi libretti ascetici proporre si possono a modelli di stile purissimo, e immacolato. Aggiungerò altresì la Storia ragionata delle eresie del Canonico Pietro Paletta, nella quale e gli avvenimenti dell'eretiche sette si descrivono con eleganza, e le cagioni se ne espongono con critica diligente e sottile. Aggiungerò finalmente l'insigne Storia della Badia di Nonantola del Tiraboschi, di cui dirò solamente, che è degnissima del suo autore.
Ma la parte, in cui più che in ogni altra il Tiraboschi si è renduto celebre è la storia letteraria. Egli, Apostolo Zeno, il Mazzucchelli sono in Italia i padri di questa classe, e tutti tre furono purgati scrittori. Niuno è così solennemente inerudito, che non conosca le Dissertazioni Vossiane e le Annotazioni alla Biblioteca del Fontanini d'Apostolo Zeno, gli Scrittori Italiani del Mazzucchelli, la Storia della letteratura Italiana, e la Biblioteca Modenese del Tiraboschi. Se io prendessi a lodar queste opere, e le altre cose minori di questi scrittori nulla potrei dire, che non sia già stato detto da molti, e nulla aggiungerei alla loro celebrità. Dirò solamente, che vasto è l'argomento, che ciascheduno ha scelto, grande è in essi l'erudizione, ma opportuna, esatta la critica, elegante lo stile, e (ciò che appartiene al mio scopo) non mediocre la purità della lingua; talchè non v'ha officio di buono scrittore, che essi abbiano trascurato. Da Apostolo Zeno non deve andar disgiunto il suo feroce, ma disuguale antagonista Monsignor Giusto Fontanini. La sua opera dell'eloquenza Italiana, e la Biblioteca, che v'è unita, si attiraron le critiche dello Zeno, di cui ho già parlato, del Muratori, del Maffei, di Gio. Andrea Barotti, e del P. Costadoni, e la più parte di quelle critiche è giusta. Il Fontanini era quanto altri mai litigioso, tenace della sua opinione, e non esatto abbastanza nell'erudizione. Era però erudito, e assai puro di lingua. Questa lode gli si deve ancora per la Storia arcana della vita di F. Paolo Sarpi, che ha pure il merito grande d'aver rappresentato costui quale era veramente, e aver ciò fatto con irrefragabili monumenti. Grato mi sarebbe d'onorare questo mio catalogo colla bell'opera di Marco Foscarini sulla letteratura Veneziana tanto commendata a gran ragione. Ma se le altre parti tutte egli adempie d'ottimo scrittore, in quella solamente, che la purità riguarda della lingua, lascia alquanto a desiderare. Devo bensì collocarvi il Marchese Maffei per quella parte della sua Verona illustrata, dove degli scrittori Veronesi tenne lungo discorso, Gio. Andrea Barotti per le Memorie storiche de' letterati Ferraresi, ed il Bianconi per l'auree lettere sopra Celso. L'Alberti ha citato alcuna volta la Storia, e i Commentarj della volgar poesia del Crescimbeni, ma a me non pare quest'opera purgata tanto, che le si debba dar quì luogo. Per lo stesso motivo fra i libri di sacra eloquenza non ho collocato il suo volgarizzamento delle Omelìe di Clemente undecimo, cui il signor Poggiali dà luogo nel suo Catalogo, nè altrove le altre sue opere, che per molti riguardi meritan lode. Aggiungerò più tosto l'operetta del Manni dell'invenzione degli occhiali, che fu approvata dall'Accademia Fiorentina, l'istoria del Decamerone del Boccaccio[178] la vita di Niccolò Stenone, e le veglie piacevoli del medesimo scrittore, dove fra più altre vite, che a questa classe non appartengono, parecchie ne sono d'uomini chiari nell'amene lettere. Molte altre cose abbiamo di lui a storia letteraria appartenenti, le quali tralascio, perchè troppo lungo ne sarebbe il novero, ed altri le potrà vedere indicate nell'opera testè citata del chiarissimo signor Canonico Moreni. Non debbono poi esser da me dimenticati il Casotti, e il Mozzi, il primo per la vita del Buommattei, che sta innanzi alla sua opera della lingua Toscana, e per alcune lettere sulla vita, e le opere del Casa,[179] e il secondo per la vita di Lorenzo Bellini, che è fra quelle degli Arcadi. E giacchè queste vite d'uomini letterati ho nominate ragion vuole, che tre altri purgati scrittori di questo genere io ricordi, cioè il P. Pier Caterino Zeno, che la vita ci dette di Giovanni Rucellai, e degli storici Veneti Battista Nani e Michele Foscarini,[180] Antonfederigo Seghezzi, che quelle descrisse del Caro, di Bernardo Tasso, del Castiglione, e d'altri,[181] Pier Antonio Serassi, da cui abbiamo quelle copiosissime di Torquato Tasso e di Jacopo Mazzoni, una dissertazione sopra l'epitaffio di Pudente Grammatico, ed un ragionamento sopra la controversia del Tasso e dell'Ariosto, Anton Maria Salvini, che fra le vite degli Arcadi inserì quella di Benedetto Averani, ed il fratello suo Salvino, che ci diede i Fasti Consolari dell'Accademia Fiorentina oltre a cinquantacinque vite le quali tutte con incredibile diligenza ha accennate l'eruditissimo Signor Canonico Moreni nell'opera più volte citata. Alle vite succedano gli elogj, intorno a' quali necessariamente sarò breve, perchè niuno scrittore mi è noto, che lungamente si sia esercitato in questo genere d'eloquenza, ed io non intendo nominar tutti quelli, che poche, e piccole cose hanno pubblicate. Questo mio intendimento però non m'impedirà di nominare il Bolognese Luigi Palcani. Egli educato in quella beata scuola della sua patria, fra tanti uomini chiarissimi, che là fiorirono alla metà del secolo passato o in quel torno, fu non solamente dotto, ma ancora elegante, e purgato scrittore. Abbiam di lui gli elogj di due mattematici, cioè dell'Ab. Leonardo Ximenes e del Colonello Anton Maria Lorgna, ne' quali la severità della materia è per lui temperata mirabilmente colle grazie dell'eloquenza e ingentilita per modo, che quegl'istessi cui non piacciono le mattematiche discipline sono invitati ad amarle in quei due libretti elegantissimi.
Alla Storia è con vincoli strettissimi unita l'Antiquaria, la quale perciò richiama ora a se il mio discorso. Essa mi ricorda in primo luogo il Gori, ed il Lami. Ambedue per decreto dell'Accademia Fiorentina sono approvati, il primo per la risposta al Marchese Maffei intorno al Tomo IV. delle osservazioni letterarie, e per la difesa dell'Alfabeto degli antichi Toscani,[182] il secondo per le Lezioni Toscane, e pe' dialoghi d'Aniceto Nemesio in difesa delle lettere di Atromo Traseomaco.[183] L'Accademia non concedette lo stesso onore alle Lettere Gualfondiane, che il Lami stampò sotto il finto nome di Clemente Bini, e non senza ragione: perchè quest'autore, che nelle lezioni Toscane e ne' dialoghi non volle molto soggettarsi ad una grande severità nell'usar voci di Crusca, nelle lettere usò d'una libertà anche maggiore. Al Gori e al Lami aggiungerò il Manni scrittor purgatissimo, come ho già detto. Di lui abbiamo più e diverse opere d'antiquaria cioè delle antiche terme di Firenze, notizie istoriche intorno al Parlagio ovvero Anfiteatro di Firenze, istorica notizia dell'origine e significato delle Befane, e principalmente le osservazioni istoriche sopra i Sigilli antichi de' secoli bassi.[184] Della Verona illustrata del Maffei ho già parlato due volte, e debbo parlarne ora di nuovo perchè vi sono unite l'opera su gli Anfiteatri, e quella molto minore sull'antica condizione di Verona. Della seconda dice graziosamente il Signor Abate Rubbi, che in essa l'ingegno dell'autore è in ragion del suo cuore,[185] con che egli dette un giusto e profondo giudizio. Ma io non esamino, che cosa possano dir gli antiquarj dell'una, e dell'altra, e mi basta, che ambedue sien pregevoli, benchè possano meritar qualche critica, e che scritte sieno purgatamente. Per lo stesso motivo nominerò pure l'opera dei circhi del Bianconi, quantunque abbia incontrato qualche oppugnatore. Debbonsi poi con molta lode nominare le Osservazioni sopra alcuni frammenti di vasi antichi di vetro di Filippo Buonarroti,[186] le quali gli confermarono quel nome di grande antiquario che le precedenti sue opere gli avevano procacciato. Nè minor plauso vuolsi fare all'Ab. Luigi Lanzi, e a mio giudizio anche maggiore, perchè nuove strade aprì nell'antiquaria, ed usò una esattissima critica, cui non erano molto inclinevoli molti di quelli scrittori di sì fatto genere, che più erano celebri poco innanzi a lui.[187] Non parlerò poi di quelli antiquarj, che poche e brevi cose hanno scritte, per non esser soverchio: e passerò piuttosto a noverare i principali scrittori, che di materie scientifiche hanno trattato.
Cominciamo dalla Psicologia, e dalla naturale Teologia. L'Accademia Fiorentina scelse la dissertazione del P. Tommaso Vincenzo Moniglia contro i Materialisti ed altri increduli.[188] A me sarà concesso d'unire a questa le altre opere sue di non dissimile argomento, e di merito uguale, cioè la dissertazione contro i Fatalisti,[189] le osservazioni critico-filosofiche contro i Materialisti divise in due trattati,[190] e la mente umana spirito immortale, non materia pensante.[191] Alle opere del Moniglia debbono unirsi le celebri lettere familiari del Magalotti contro gli Atei approvate dall'Accademia Fiorentina. Di queste io dirò solamente quello, che il Tocci ne disse nella vita del Viviani, cioè che esse sono ciò che più di portentoso ha veduto da un secolo in quà la nostra lingua in quel genere. Di Dio, dell'anima spirituale immortale e libera, e della legge di natura verso Dio, verso l'uomo, e verso se trattò il P. Nicolai in sette ragionamenti che sono nel volume secondo delle sue Prose. Ma più d'ogni altro trattò profondamente di sì fatte materie il P. Antonio Valsecchi colla sua opera dei fondamenti della Religione, e dei fonti dell'empietà.[192] Parla egli dell'esistenza di Dio, della spiritualità, ed immortalità dell'anima, e della legge di natura, mostra la necessità della rivelazione, la possibilità della rivelazion de' Misteri, e che veramente la Cristiana Religione è rivelata da Dio, esamina finalmente quali i fonti sieno dell'empietà. La Religion vincitrice[193] è quasi un appendice alla prima opera, perchè avendo in quella provati ad evidenza gli assunti suoi, e risposto alle principali objezioni degli avversarj d'ogni maniera, in questa prese a combattere il sistema della natura, il sistema sociale, ovvero principj della morale, e della politica, e ne trionfò. Finalmente per dar compimento alla sua impresa pubblicò la verità della Chiesa Cattolica Romana,[194] in cui fa conoscere, che in questa, ed in essa sola, la divina rivelazion si conserva. Con minor apparato di dottrina, ma in un modo per dir così più accostevole, scrisse il Roberti alcuni aurei suoi libretti, che se non affrontano apertamente l'incredulità, pure le fanno gagliarda guerra. Tali sono i trattati del leggere libri di Metafisica e di divertimento, della probità naturale, e le annotazioni sopra la umanità del secolo decimottavo.
La Psicologia e la Teologia Naturale aprono la strada alle scienze sacre, alle quali ora farò passaggio. E quì pure ragion vuole, che il primo luogo a quelle opere si conceda, le quali dall'Accademia sono citate. Fra queste sono le prose del P. Gio. Lorenzo Berti, la Dimostrazion Teologica del Cardinal Orsi,[195] lo spirito del Sacerdozio del Cavalier Giraldi. L'Alberti citò il volgarizzamento, che Francesco Giuseppe Morelli fece del Gentiluomo istruito nella condotta di una virtuosa, e felice vita dell'Inglese Dorell, e avrebbe potuto aggiungere quello, che egli pur fece della Guida degli uomini alla loro eterna salute del Gesuita Giuseppe Personio.[196] Ma altri ancor vi sono che purgatamente hanno scritto di sì fatte materie. L'Accademia Fiorentina, che adottò le Prose del P. Nicolai, poteva eziandio adottare le sue Lezioni. Io dubito che di lui volesse parlare il Roberti, quando a un giovine ecclesiastico scriveva così. Tuttavia dell'erudizione profana, interpetrando la parola dello Spirito Santo, servitevene per bisogno, non per vanto. Non siate un intemperante, come lo è nelle sue lezioni stampate un dottissimo uomo ad amendue assai noto. Tanta intemperanza a me sembra un principio di vanità.[197] E veramente se quelle Lezioni fossero state dal Nicolai dette così dal Pergamo, come poi furono stampate, dovrebbesi in esse condannare quella erudizione soverchia, e quella dottrina profonda, di che son piene. Ma se, come egli il dice nel prospetto dell'opera, dopo essere stato parco leggendole, le arricchì poi per la stampa a vantaggio de' leggitori scienziati si dee sapergliene grado, e commendarlo. Per la qual cosa egli lascia in dubbio, se dobbiamo intitolarle Lezioni, o più presto Dissertazioni, e altrove le chiama senza più col secondo nome.[198] Or chi sarà che voglia accusarlo d'essersi mostrato erudito, e dotto, quando pe' dotti scriveva e per gli eruditi? Molta poi è la purità della lingua, principalmente dove a foggia di parafrasi spiega il Sacro Testo, nella qual parafrasi l'autore si adopera d'imitare il Boccaccio. E l'imitazione di questo gran modello della narrazione si manifesta ancora in un'altr'opera sua, di cui per grande sventura non abbiamo che il primo volume di quattro, che se ne promettevano col titolo, Dichiarazione letterale del Sacro Testo de' quattro Libri de' Re. Avrei creduto, che l'Alberti citar dovesse queste opere, o avendole egli trascurate dovessero il Gamba e il Poggiali ricordarle. Avrei creduto lo stesso delle opere teologiche di Monsignor Incontri, e di quelle del Marchese Maffei, delle quali il solo Poggiali ha citate le prime, e niuno le seconde. Io certo non dubito, che non debbano aver quì luogo il Trattato delle azioni umane, le lettere pastorali e la spiegazione delle feste di quel Prelato.[199] La storia teologica della Grazia, il libro de' Teatri antichi e moderni, l'arte magica dileguata, l'arte magica annichilata, i tre libri dell'impiego del denaro, in cui mentre si ammira la profondità della Teologica dottrina, si commenda eziandio la nobiltà e l'eleganza dello stile, e la purità della lingua. Queste lodi medesime si debbono attribuire alle Dissertazioni Teologiche del Conte Canonico Cristoforo Muzani, ed anche maggiori in ciò che appartiene alla lingua ed allo stile, se non che forse parrà ad alcuno, che sieno talvolta troppo oratorie. Non manca la purità, ed abbonda l'eleganza in certe operette del Roberti, che a questa classe appartengono. Tali sono l'esortazione sopra i danni che reca il tempo alle Comunità religiose, la lettera sopra la felicità, la lettera di un Ex-Gesuita vecchio, ad un Ex-Gesuita giovine, gli opuscoli sopra il lusso, il trattato dell'amore verso la patria, e l'istruzione Cristiana ad un giovinetto Cavaliere e a due giovinette Dame sue sorelle. Nè dico già che tutto sia oro nel fatto della lingua ciò che egli scrive. Lasciando stare la voce ex-gesuita, che abbiam veduta testè da lui adoperata, vuolsi confessare, che andando innanzi nell'età per la frequente lettura de' libri francesi cominciò senza avvedersene ad usare qualche modo di dire straniero; il che più spesso gli avvenne nell'amor della patria, che prevenuto dalla morte non potè emendare. Ma dove sono molte cose pregevolissime non dobbiamo essere difficili troppo per qualche difettuzzo, che sfugga la attenzione d'uno scrittore.
Le opere spirituali dell'Abate Lanzi meritano altresì onorata menzione, perchè qualunque cosa egli prendesse a trattare, vi trasparivano i lampi di quel suo ingegno felice, e della sua eleganza di stile.[200] Ed ancor più debbono ricordarsi quelle del P. Anton Francesco Mariani della Compagnia di Gesù, le quali sono immacolate.[201] Saranno forse alcuni, i quali prenderanno a sdegno, che fra le opere de' Filosofi, degli Storici, degli Oratori, e de' Poeti si pongano le sacre leggende e le novene di questi scrittori: molti però con maggior senno le ameranno e per ciò che dicono, e pel modo con che lo dicono. Ed è fama che l'Ab. Lanzi dicesse d'essere più contento di quelle sue operette spirituali, che dell'altre erudite. Finalmente voglionsi quì ricordare due volgarizzamenti. Sarà il primo il libro di Dionisio Certosino contro l'ambizione, con altri due opuscoli sul medesimo argomento tradotti da Monsignor Bottari,[202] e l'altro l'opere di Tertulliano tradotte in Toscano da Selvaggia Borghini nobile Pisana, che lo stesso Bottari fece stampare ornandole di note e d'una erudita prefazione.[203]