Dalle sacre scienze non deve andar disgiunta la moral Filosofia, gl'insegnamenti della quale saranno sempre uniformi a quelle, ove il corrompimento del cuore non faccia traviare lo scrittor, che ne tratta. Niuna opera di questo genere è nel catalogo dell'Accademia Fiorentina fuor solamente i caratteri di Teofrasto tradotti da un Accademico Fiorentino, cioè da Leonardo del Riccio, di cui farò parola in altro luogo. Ma il Gamba, e l'Anonimo Milanese ne citano due. Il secondo ricorda la morale Filosofia di Francesco Maria Zanotti, che è una delle migliori di quest'uomo immortale e per l'importanza della materia, e pel modo con cui è trattata, e per la gravità dello stile. Il celebre Cardinal Quirini l'ebbe in tanto pregio, che avendola letta con somma avidità la volle poi sempre sul suo tavolino, e spesso la rileggeva con indicibil piacere. Poteva l'Anonimo aggiungere altresì il suo ragionamento sopra il saggio di morale di M. Maupertuis, e gli opuscoli, che l'accompagnano, cioè i discorsi e le lettere contro le Vindiciae Maupertuisianae del P. Ansaldi, la risposta alle lettere di Clemente Baroni de' Marchesi di Cavalcabò, e la lettera ad un amico, che può servire d'introduzione alla novella letteraria dell'apparizione d'alcune ombre. Io non parlerò quì della bellezza di questi opuscoli, perchè quando si è nominato il loro autore è inutile ogni lode. Citerò finalmente col Gamba la scienza chiamata cavalleresca del Marchese Maffei, utilissima opera, che ha contribuito a scemare alquanto l'uso empio barbaro e stolto de' duelli.

Ma passiamo ormai a quella scienza, che forse sopra ogni altra ha nel passato secolo fatto progresso grande, voglio dire la scienza della natura. Carlo Taglini aprirà questa classe colla lettera filosofica al Marchese Riccardi, in cui dette la norma di studiare con profitto la Filosofia. Essa è fra le opere scelte dall'Accademia Fiorentina, onde non abbisogna dell'altrui approvazione nel fatto della lingua. Ma per procedere con ordine cominciamo dalla Fisica. Il dialogo di Zaccaria Scolastico intorno alla fabbrica del Mondo volgarizzato dal Volpi, le opere dell'Ab. Conti, in cui è pur qualche cosa di Fisica, le lezioni di Monsignor Bottari sopra il tremoto furono approvate dall'Accademia Fiorentina. Se non hanno ottenuto lo stesso onore, meritano però lode di purgati scrittori Francesco Maria Zanotti pel suo Trattato di Filosofia, l'Algarotti pel Neutonianismo, il Marchese Maffei per le sue lettere sopra la formazione de' fulmini. I primi due erano buoni Fisici; ma il terzo non era molto esercitato nella scienza della natura, e scriveva sopra un argomento difficile, prima che il Franklin, e il P. Beccaria l'avessero illustrato. Del Magalotti posso rammentar solamente le lettere, nelle quali alcuna cosa s'incontra intorno alla Fisica, giacchè i saggi di naturali esperienze dell'Accademia del Cimento appartengono al secolo precedente. Poco finalmente ci offrono le opere del Bianconi, ma non vuolsi dimenticare quel poco, perchè egli era elegante scrittore; benchè, siccome ho già detto, alquanto libero nel fatto della lingua. Anche il Roberti volle esser fisico, e il fu con quella grazia, che era a lui naturale, scrivendo due lettere d'un bambino di sedici mesi colle annotazioni di un Filosofo, e sul prendere, come dicono, l'aria ed il Sole. Due brevi ragionamenti abbiamo del Palcani, uno sul fuoco di Vesta[204] e l'altro sul natro orientale,[205] ed è a dolersi, che non se ne abbia un numero maggiore, tanto son pieni di dottrina, e d'eleganza.

Cosa maggiori ci somministra la Storia naturale. La piccola terra di Scandiano nel Modenese ha la gloria d'aver dati all'Italia nel secolo decimottavo due sommi naturalisti, che furono nel tempo stesso scrittori purgati ed eleganti, cioè il Vallisnieri, e lo Spallanzani. Del primo basterà indicare l'edizione delle sue opere fatta in Venezia il 1733. nè sarà necessario tutte annoverarle minutamente. Del secondo il saggio d'osservazioni microscopiche concernenti il sistema della generazione, le memorie sopra i muli, le osservazioni sull'azione del cuore nei vasi sanguigni, il prodromo d'un'opera da imprimersi sopra le riproduzioni animali, la contemplazione della natura del Signor Carlo Bonnet tradotta in Italiano, e corredata di note, le dissertazioni su i fenomeni della circolazione osservata nel giro universale de' vasi, gli opuscoli di Fisica animale, e vegetabile, il viaggio alle due Sicilie sono opere lodatissime per novità di scoperte, per acutezza d'ingegno, per esattezza d'esperienze, e per eleganza di stile. Come una terra sola ha dati due insigni naturalisti, così una sola famiglia ne ha somministrati altrettanti, cioè i Conti Giuseppe e Francesco Ginanni di Ravenna. Il primo scrisse delle uova, e de' nidi degli uccelli con un'appendice d'osservazioni sulle cavallette,[206] e una lettera all'Instituto di Bologna intorno al modo di pascersi, ed alla respirazione e generazione delle telline e d'altre marine conchiglie.[207] Altre sue opere sulle piante marine del mare Adriatico, e sopra alcuni testacei ed insetti furono stampate dopo la sua morte[208] dal suo nepote Francesco, che fu pure buon Naturalista. Questi poi scrisse dottamente delle malattie del grano in erba[209] e delle pinete Ravennati.[210]

E già quasi senza avvedermene sono passato a far parola della scienza agraria, che forma un utile e nobil parte della Storia naturale. L'anonimo Milanese pone nel suo catalogo la relazione istorica, e filosofica del Matani delle produzioni naturali del territorio Pistojese,[211] che può esser utile per prenderne qualche voce di storia naturale: ma io non posso collocarla fra le opere puramente scritte. Fa poi maraviglia, che niuna cosa egli abbia citata del Manni. Quest'uomo instancabile, di cui ho già parlato più volte, ha scritto ancora di cose agrarie. Il suo ragionamento della piantagione, e coltivazione de' gelsi cagione di ricchezza[212] è stato dimenticato dal Lastri nella Biblioteca Georgica. Ivi si registrano di lui tre sole opere, che hanno per titolo Introduzione de' gelsi in Toscana,[213] Nuova proposizione per trarre dall'Agricoltura un maggior frutto,[214] e Del fare i lavori alla campagna in tempo[215]. L'ultima merita da me special ricordanza pe' proverbj usati nel contado, che egli ha raccolti accompagnandoli d'utili avvertimenti. Di sì fatti proverbj utili allo studio della lingua, e molto più all'arte agraria ne avea raccolti in buon dato il Proposto Lastri, e sparsi quà e là nel suo Lunario pe' Contadini, donde poi altri li trasse, e riuniti gli stampò di nuovo.[216]

Alla scienza della natura appartengono l'Anatomia, la Medicina, e la Chirurgia, delle quali vuolsi ora tener discorso. Lorenzo Bellini leggiadro poeta fu eziandio anatomico grande, e le sue opere furono spiegate dal Pitcarne nell'università d'Edimburgo. Antonio Cocchi ne stampò i discorsi anatomici, che l'Accademia Fiorentina meritamente reputò degni di far testo in lingua. Essa accordò l'onor medesimo all'editore pel trattato de' Bagni di Pisa, pe' discorsi Toscani, per la prefazione alla vita di Benvenuto Cellini, e pe' regolamenti dello spedale di S. Maria Novella, che non sono stampati. Poteva forse accordarglielo ancora pel discorso sopra Asclepiade, e pe' consulti medici. Non aggiungo il discorso sul matrimonio perchè non è opportuno, che facciano testo in lingua quei libri, che la retta morale condanna. Il figlio suo Raimondo lo stampò dopo la sua morte, e poteva rimanersene. Doveva più presto pubblicare i consulti medici, che il padre aveva lasciati in gran numero, ed egli inopportunamente li vendè a non so quale straniero; talchè l'edizion che ne abbiamo, fu poi tardi fatta dal Pasta, raccogliendoli con diligenza, e in quella maggior copia, che potè. L'Accademia approvò ancora le sue lezioni anatomiche; il Signor Gamba però dottissimo nella Storia letteraria ha osservato, che queste non son d'Antonio, ma di Raimondo. Essa ha pure approvate le opere di Giuseppe del Papa, e già lui vivente citate le avrebbe la Crusca nell'ultima edizione del Vocabolario, se egli non vi si opponeva. La maggior parte di queste appartengono al secolo precedente, e solamente i Consulti medici, e i Trattati varj dati in luce nel decimottavo possono aver quì luogo. Approvò finalmente le Lettere scientifiche di Carlo Taglini, e il libro critico di Pier Francesco Tocci intitolato la Giampaolagine. Andrea Pasta altresì fu egregio medico, e purgato scrittore, e il suo discorso medico-chirurgico intorno al flusso di sangue dall'utero delle donne gravide meritò d'esser registrato ne' lor cataloghi dal Gamba e dall'Anonimo. Il Poggiali concede quest'onore alle opere mediche d'Antonfrancesco Bertini, che io non ho vedute.[217] Niun poi di loro lo concede ai Consulti medici di Giacomo Bartolommeo Beccari, i quali però ne erano degnissimi, essendo egli stato, secondo la scuola di Bologna sua patria, elegante scrittore in Italiano e in Latino d'un'eleganza nitida, e semplice. In quei due aurei volumetti di lettere familiari dei Bolognesi si vorrebbe, che fossero state poste ancor le sue, che dovevano esser bellissime, se lo possiamo congetturare da una diretta al Pontefice Benedetto decimoquarto, che il Conte Fantuzzi ha inserita ne' suoi Scrittori Bolognesi T. 2. p. 57. Terminerò poi questa classe con due Lucchesi, Matteo Regali, e Pietro Tabarrani. Del primo ho già fatta menzione altrove. Egli era medico, ma a dir vero era miglior grammatico. Scrisse una Lezione intorno all'uso dell'acqua della Villa (cioè dei Bagni di Lucca) col cibo,[218] la quale, se non è approvata dai professori dell'arte medica, è almeno scritta con purità. Il secondo al contrario era buon medico ed eccellente anatomico, e se non uguagliava il Regali nella purità della lingua, non era però illodevole. Le sue lettere mediche ed anatomiche[219] sono ricordate dall'anonimo, e sono lodate dai professori di queste scienze, nè saranno molto riprese da quelli, che amano la nostra lingua. Nè diverso è il giudizio, che si dee portare dell'altre cose sue, che si vedono impresse negli atti degli Accademici Fisiocritici di Siena.

In niuna facoltà è più agevole lo scrivere purgatamente quanto nelle mattematiche. Esse hanno un certo linguaggio loro proprio e semplice tanto, che quasi non concede luogo ad errare, principalmente ove si tratti di quelle, che chiamano mattematiche pure, come l'aritmetica, la geometria, e l'algebra. In questa parte pertanto sarò più severo. Fra i Mattematici Italiani del secolo diciottesimo potrei collocare Vincenzio Viviani grande e diletto scolaro del grandissimo Galileo. Egli giunse cogli estremi anni suoi a toccare quel secolo, essendo morto il 1703. ma le opere sue Italiane appartengono tutte al secolo precedente, ed io non voglio oltrepassare quei limiti, che mi sono prescritti. Il nome però del Viviani ricorda quello di Guido Grandi, che segnando le prime orme nella carriera geometrica potè destar maraviglia in quel geometra veterano, il quale pareva pure, che di niuna cosa dovesse più maravigliare. Egli unì lo studio dell'antiquaria a quello delle mattematiche, ma l'Accademia Fiorentina approvò solamente due opere del secondo genere, cioè gli elementi di geometria, e le istituzioni delle sezioni coniche. La seconda però di queste opere in ciò, che spetta alla lingua si dee piuttosto attribuire a Tommaso Perelli, giacchè essa è un volgarizzamento da lui fatto delle sezioni coniche, che il Grandi aveva pubblicate in latino a Napoli il 1737. A queste opere l'Alberti, il Gamba, e l'Anonimo aggiunsero le istituzioni Geometriche, quelle d'Aritmetica, le Meccaniche, il trattato delle resistenze unito alle opere del Galileo, ed alcune scritture d'Idrostatica, che abbiamo nella raccolta degli autori, che trattano del moto dell'acque. Il Poggiali ben a ragione vi aggiunse la Risposta apologetica alle opposizioni fattegli dal Dott. A. M. (Alessandro Marchetti,) i Dialoghi circa la controversia eccitatagli contro dal Dottore Alessandro Marchetti,[220] oltre alla Vita di S. Pietro Orseolo. Egli ha poste nel suo catalogo ancora le Instituzioni Analitiche della Agnesi, le quali tranne qualche difetto nel fatto della lingua possono esser utili per una nuova impressione del Vocabolario.

Ma parlando di Mattematica, e di purità di lingua chi può dimenticare Eustachio Manfredi? Egli fu buon Geometra, e sommo Astronomo ed Idrostatico. Gli elementi della Geometria, e della Trigonometria, quelli della Cronologia, le instituzioni astronomiche, la descrizione d'alcune macchie scoperte nel Sole, e le annotazioni al Trattato della natura de' fiumi del Guglielmini mostrano abbastanza, che si può scrivere profondamente delle materie più difficili senza oltraggiare le leggi della lingua. Lo stesso dimostrano le altre opere sue, che tralascio per non diffondermi soverchiamente, ma si possono veder registrate dal Fantuzzi.[221] L'Accademia Fiorentina nulla ha approvato di lui, fuorchè le lettere, di che forse molti si maraviglieranno. Ma si può credere, che l'Accademia della Crusca vorrà esser meno difficile; giacchè riguardo a un uom così grande può esser tale senza pericolo.

Al Manfredi succeda l'amico suo, il suo lodatore Francesco Maria Zanotti. Celebre è la questione agitata un tempo fra i Mattematici sulla forza viva, la quale i Cartesiani dicono proporzionale alla massa del corpo moltiplicata nella velocità, mentre i Leibniziani la vogliono proporzionale alla massa moltiplicata pel quadrato della velocità. Dopo un disputar lungo M. d'Alembert mostrò, che quella questione era inutile, e tutti si acquietarono alla sua sentenza.[222] Io non la chiamerò inutile, solamente perchè produsse due bei libri, una del P. Vincenzio Riccati, e l'altro dello Zanotti. Il Riccati prese a difender l'opinion Leibniziana in un suo dialogo,[223] nel quale ampiamente trattò di sì fatta questione, combattendo certa proposizione, che il secondo avea detta ne' Commentarj dell'Instituto di Bologna. Lo Zanotti, che avea in animo di scrivere alcun dialogo colse l'occasione di rispondere al suo oppositore, e compose quello sopra la forza che chiamano viva,[224] il quale io non dubito di chiamare maraviglioso, e ardisco contrapporlo a quelli bellissimi di Tullio e di Platone. Nobiltà e gravità di stile, quando la materia il richiede, chiarezza nelle cose scientifiche, ordine nelle dispute, urbanità, e grazia somma sono pregj, che abbondano in quest'opera, pe' quali basterebbe essa sola a render l'autore immortale. Niun'altra cosa di Mattematica abbiamo da lui scritta in Italiano, fuorchè una lettera a Monsignor Vitaliano Borromeo, in cui prova due elegantissimi Teoremi Geometrici, cioè che ogni poligono circoscritto a un circolo sta al circolo stesso, come il perimetro del primo alla circonferenza del secondo, e che ogni solido chiuso da ogni parte da superficie piane e circoscritto ad una sfera sta alla sfera, come la superficie del primo sta a quella della seconda.[225] Anche il suo nepote Eustachio fu elegante, e purgato scrittore. Il Fantuzzi[226] ha dato il catalogo delle sue opere spettanti alla Astronomia, alla Fisica, all'Idrostatica, ed alla Prospettiva, che giudico inutile di ripetere in questo luogo. Aggiungerò solamente, perchè egli l'ha dimenticato, l'esame del nuovo Ozzeri,[227] cioè d'un canale di scolo, che era stato proposto nello Stato Lucchese.

Il P. Riccati, che ho nominato dianzi, fu uno de' primi Mattematici Italiani del secolo decimottavo. La maggior parte delle molte sue opere sono scritte in latino; parecchie però ne fece ancora in italiano con molta purità di lingua. Di queste pure tralascerò il catalogo, che altri potrà vedere nel nono volume del Giornale di Modena. L'Anonimo Milanese ed il Gamba ricordano anche il padre suo Jacopo Riccati, perchè le sue opere sono scritte con molta proprietà, e chiarezza. Io non gli nego questa lode, che ben merita; ma sì fatti pregi non bastano al mio presente intendimento. Essi debbono essere uniti a una sufficiente purità di lingua, e questa manca a Jacopo non rare volte. Cita l'anonimo anche Tommaso Narducci pel paragone de' canali, e pel trattato della quantità del moto, o sia della forza dell'acque correnti. Ma se vorremo dar quì luogo a questo scrittore non si debbono dimenticare due brevi suoi opuscoli sulla misura della velocità e del tempo, in cui una data quantità d'acqua non perenne di un lago, o altro ricettacolo esce dall'incile del medesimo, e sopra la figura della terra.[228] Ma quantunque egli sia purgato più di Jacopo Riccati, pure non è scevro da qualche idiotismo del dialetto Lucchese. Al contrario l'anonimo non annovera il Conte Giordano Riccati fratello di Vincenzio, che io col Gamba porrò fra gli altri purgati scrittori. Molte dissertazioni di Mattematica egli stampò nelle Raccolte d'opuscoli Calogeriana, Lucchese, Fiorentina, e Ferrarese, nella Minerva, nel Prodromo della nuova Enciclopedia del Giorgi, e nel Giornale di Modena, ed inoltre il saggio sopra le leggi del contrapunto,[229] gli schediasmi sulle corde o fibre elastiche,[230] e le dissertazioni sulla tensione delle funi.[231] Vi porrò pure con lui Lorenzo Mascheroni, che fu ugualmente leggiadro poeta ed ingegnoso Mattematico, e lasciando ora a parte stare i suoi versi rammenterò la sua maniera di misurare l'inclinazione dell'ago calamitato, le nuove ricerche sull'equilibrio delle volte, il metodo di misurare i poligoni piani, e la geometria del compasso. Un altro Mattematico insigne non si vuoi dimenticare, cioè il Cavalier Giulio Mozzi. Un solo rimprovero a lui si può fare, ed è che potendo egli arricchire la Repubblica delle lettere di molte opere pregevolissime non abbia voluto pubblicare che un solo opuscolo. Esso porta per titolo: Discorso Matematico sopra il Rotamento momentaneo de' corpi,[232] e fa conoscere ad evidenza quanto egli valesse nelle mattematiche discipline.