Persuasi che il cuore delle gentili nostre leggitrici batterà di palpito straordinario per l'impazienza di conoscere la sorte della sfortunata Rosina, non vogliamo tenerle oltre nella trepidazione. Prima però due parole intorno a Giovanni. Esse ricorderanno che, dopo pochi istanti dall'improvvisa comparsa del negro, quel cospiratore aveva, con un calcio dato in una molla, fatto alzare il pavimento di tavola della sala del maestro delle catacombe e ciascuno con lui precipitare nel sottoposto baratro. Ognuno crederà che, nel precipitare dall'alto al basso in modo brusco ed improvviso, qualcuno dei caduti si fosse fracassato un braccio, una gamba, lussata una spalla, rotto il cranio, e che so io? Ma no: nulla affatto di questo: nella sottostanza della sala del maestro era stata da gran tempo appositamente ammassata una quantità considerabile di lana da materassi, la quale, nel caso in cui ai congiurati facesse bisogno di precipitare nel baratro, potesse addolcire la caduta per modo che le loro membra non ne soffrissero alcun nocumento; ed infatti tutti gli adunati laggiù si trovarono in un monte; ma, passato il primo momento di sorpresa, si alzarono, si assettarono alla meglio nelle vesti e nei capelli e si avviarono per lunghissimo ed umido andito ad altra uscita del sotterraneo che metteva in luogo affatto opposto alla riva del mare, sulla quale sarebbero stati sorpresi dalla forza, se per là si fossero procurati una sortita. È superfluo il raccontare che di essi chi mosse di qua e chi di là, e se ne andarono raminghi tutta la notte per la campagna, e chi prese la via di Montenero e chi di Salviano, chi della Valle Benedetta, rientrando nella città per porte diverse, ad ore e giorni diversissimi e colla maggior cautela del mondo. Ognuno di essi si era creduto proprio, come suol dirsi, in bocca al lupo e ne era scampato per miracolo, e certamente a molti passò la volontà di cospirare. Quando tornarono in città avevano i volti molto smagrati, perchè, avendo dovuto all'impensata trattenersi fuori mezzo nascosti fra i boschi ed i cespugli, non avevano potuto sodisfare all'appetito naturale dopo lungo digiuno, ed appena appena avevan trovata un poco d'acqua per dissetarsi.

E qui giova osservare come veramente e propriamente appartenenti ad una setta non potevano dirsi che pochi di costoro; mentre i più erano persone date al malfare, soci di bricconata e conosciutisi fra loro per appartenenti ad una compagnia di persone rotte al delitto, cui il volgo dava nome della compagnia della Fusciacca, forse dal modo col quale ognuno di essi si soleva legare alla vita i calzoni con una ciarpa del colore suddetto.

L'entusiasta Giovanni, dalla inclinazione e per la ricevuta educazione trasportato a macchinare trame a danno del ceto dei nobili e de' ricchi da lui odiato, aveva innestato quest'odio all'idea di un miglioramento di sorte nei poveri; e concluso ciò non potersi sperare che al sorger di un popolare regime, erasi veramente associato ai carbonari d'allora e aveva fatto dei proseliti anche fra persone al mal far dedicate, pur di accrescere il numero dei soci e fra' giovinastri suoi conoscenti di mezzi disgraziati, a cui ferveva in petto ambizione estrema, da essi scambiata col creduto amore della patria e degli uomini. Fra questi eran coloro che abbiamo nominati Bruto e Catone ed alcuni altri di quella tempra. Tranne peraltro costoro, che almeno avevano una idea di politica, gli altri non erano se non se adoperati come stromento materiale di trambusto e scene violenti, nelle quali la setta molto sperava per dar opera a quanto meditava. L'infausto esito per essi della notturna congrega tolse ai capi, come suol dirsi, le mani, perchè i malandrini di cui si componeva quella riunione si erano sbandati per non si riunire almeno per qualche tempo, tenendosi fermi nel proposito di commettere dei proditorii ferimenti, dei furti e altre iniquità con animo di lucro infame e di sete di sangue. I nostri lettori faranno certamente le meraviglie nel vedere come un uomo del pensare, dirò anche del cuore, di Giovanni potesse associarsi con siffatta gente. Ahimè! nessuna cosa è più al caso di accecare il buon senso di quello che lo sia il demonio demagogico che attacchi il cuore e la mente di un povero uomo; e così avvenne di Giovanni.

Non sì tosto ei si vide fuor del nascondiglio nel quale aveva corso rischio di essere preso, appena respirò le aure del cielo sereno, un grosso sospiro ed una lacrima gli uscirono ad un tempo.

—Ahimè! tutto è perduto,—esclamò, e lungamente stette colla testa fra le mani. Il solo Iago lo seguiva a capo basso senza proferir parola, lasciandolo sfogare. Quando i primi scoppi di dolore per la fallita impresa cominciarono a calmarsi, allora un tetro pensiero gli si affacciò alla mente. E che? Alfredo, Esmeralda l'avrebber forse tradito? Perchè non comparsi presso di lui? perchè?… E furioso per tal pensiero, lungi dal tenersi discosto dalla città, andava a gran passi verso la medesima. Quando peraltro Iago lo vide deciso di entrare in quella, d'improvviso afferrandolo per la destra,

—Padrone! esclamò nel linguaggio natio tanto da Giovanni ben inteso, padrone! non contento di far piangere Rosina, Alfredo, Esmeralda sulla certa e vituperosa vostra morte, volete anche che nel mondo migliore ne piangano gli ottimi vostri genitori estinti?—

Il dolore ed il tono patetico di queste parole fece soprassedere il turbato Giovanni, il quale, è pur forza dirlo, credendosi tradito, meditava di rientrare in città, vendicarsi ed uccidersi. I nomi proferiti dal negro avevano per il cuore del giovane una infinita potenza; inoltre nella notizia del servo vi era quasi implicitamente la notizia dell'innocenza dei tre individui da lui nominati.

Giovanni si fermò e, postosi a sedere su d'un arginello di un campo poco lungi dalle mura, riprese il suo pianto e i suoi sospiri, e quindi vivacemente:

—Ebbene! perchè mia sorella, il mio amico, colei che amo non son eglino qui? almeno piangerebbero meco e ci daremmo un estremo addio.—

Il negro narrò di loro ciò che allora sapeva per averglielo detto il frate, cioè che esso aveva e con persuasioni e con stratagemmi allontanati i tre giovani del convegno e condotta la Esmeralda in luogo sacro e sicuro. Di più a quell'ora non sapeva il servo.