—Non lo so, riprese il negro; e dentro la città sarebbe malagevole il ritrovarlo quando che vi sia: meglio andarne al convento; in questo sacro luogo voi potrete trovarlo od aspettarlo, e ciò sarà acconcio a nascondervi fino a che abbiate dato una nuova direzione al vostro avvenire.—

Il consiglio del negro piacque al fervido Giovanni, il quale, cambiata direzione ai passi, li volse verso la chiesa del convento di Montenero, da cui erano distanti quattro miglia, ma che esso si proponeva di abbreviare tracciando la linea più retta che gli fosse possibile per quei campi e prati che gli si paravano davanti. Iago lo seguiva in silenzio, come se, invece di un uomo, fosse stato un cane da caccia.

Non faccia specie se quei due procederono così, invece di prendere la via: assuefatti a percorrere le inospite lande dell'America, per loro il saltar fossi, andar per i solchi, rompere filari di viti o di altre piccole piante che si opponessero al loro passaggio era cosa assai ordinaria; di più, tanta erane l'agitazione che il cercare la strada maestra ritengo non passasse lor per la mente. Ma, mentre costoro vanno di un passo rapido verso il monte della Vergine, io ritorno alla passionata Rosina. Rosina dall'immenso dolore in cui avevala gettata l'improvvisa proposta della madre di accordarla in sposa all'odiato signor Basilio da lei poche volte e sempre con indicibil ribrezzo veduto, era passata allo stato di delirio, allorchè dopo l'arresto di Alfredo si era veduta in balía di quell'uomo infernale. Dopo la scena terribile del salotto ella, fuor di mente, in una indicibile spossatezza, si era senza volerlo insinuata sotto la portiera di damasco, cogli occhi macchinalmente fissi sulla finestra; un pensiero nuovo, tremendo le balenò nella mente, quello cioè della possibilità di evadere precipitandosi dal verone, unico mezzo di sottrarsi alla sua situazione infelice. Fuggire, sì, fuggire fu l'unica idea di cui fu capace in quel doloroso frangente. La morte, nello stato di esaltazione in cui si trovava, le apparve ben mille volte più soave della vita di sposa dell'uomo abborrito; si persuase la madre non esser più padrona di sè stessa per sottrarla al sacrifizio più terribile; guardò anco una volta fremendo il suo persecutore, richiuse gli occhi mentre un brivido le corse per le ossa: riaperti gli occhi, affissando una stella del cielo, le parve che il raggio che da quella partiva le insinuasse nell'animo una insperata dolcezza; e, vaneggiando, credè che da quella lo spirito beato del padre suo la invitasse ad approfittare di quel rimedio estremo, le promettesse sovrumana assistenza. Risoluta, non più vide il suicidio, ma nel periglioso passo un invito della provvidenza a non dubitare delle tante e miracolose vie che ella ha per salvare i miseri mortali dal colmo della sventura. Trattasi dal petto una portentosa imagine della Vergine, se l'accostò ai labbri con indicibil fiducia e, leggermente aprendo il verone, spiccato un lancio da quello, fu nella via. Al cielo si era affidata, il cielo accolse l'intemerata sua fede e preghiera; trovossi ella in piede, qual se un angiolo l'avesse portata sulle ali sue; piegato il ginocchio, orò brevissimamente e quindi si pose a fuggire nella prima direzione che le si parò dinanzi. Ma il cielo vegliava su lei. Una vettura munita di due lampioni accesi stava fissa sulla parte opposta a quella della finestra di madamigella Guglielmi, vettura che dalle ore sette o le otto stava là ferma. Il vetturino non si vedeva sul davanti, cioè a cassetta, ma ciò non aveva dato nessun sospetto a coloro che transitavano la via grande; spesso si vedevano vetture ferme accanto ai portoni delle case, entro le quali il vetturino addormentato attendeva qualche signore o signora che uscisse dalla conversazione.

Non appena la fanciulla saltò e si mosse veloce verso la via de' Materassai, la misteriosa carrozza si mosse e le tenne dietro, ed in un momento un incognito, uscendo dallo sportello, precipitosamente afferrata la fanciulla e messale una mano alla bocca perchè non gridasse, la trasse in vettura, che partì di là con straordinaria celerità. Tutto questo fu opera di pochissimi istanti. Rosina era stata messa nella misteriosa vettura allo svoltare di via dei Materassai a cento passi di distanza dalla sua abitazione e senza che le persone guidate dal signor Basilio e fornite di lumi fossero state in tempo di veder nulla.

La misteriosa vettura coll'incognito che vi era dentro, il quale teneva dolcemente fra le braccia il capo di Rosina svenuta per l'emozione e per lo spavento, non aveva preso nessuna direzione verso le porte della città, ma, dopo aver girato varie strade, si era fermata sulla piazza dell'erbe e davanti una casa di poverissimo aspetto, donde una donna era uscita a prendere la misera fanciulla: e sebbene il personale di quella donna non fosse molto felice perchè pingue, il di lei vigore era tanto che in un baleno, tratta a sè la giovane, chiuse la porta. L'incognito partì colla vettura senza che si sapesse dove andassero e come così prodigiosamente avesse giovato alla salvezza della fanciulla. La casa della donna era una di quelle che, mediocremente mobiliata, spiccava per la nettezza. Costei, trasportata la fanciulla tuttora svenuta in una politissima camera, avevala collocata sopra un morbido letto prodigandole tenere cure. Quando Rosina aprì gli occhi, credè di sognare. Tuttociò che vedeva talmente le pareva straordinario che suppose essere passata in un mondo migliore. Mezz'ora prima in casa propria! ora viva dopo il periglioso passo e senza saper come, quasi rapita di mezzo alla via, trasportata in un incognita magione! Dove mai era stata condotta? Chi era quella donna che salmeggiava accanto al suo letto? E quella bella biondina in abito bruno che mormorava divote litanie? Rosina non azzardavasi a parlare mentre le due donne pregavano. Finita la prece, la donna prese una porzione di cordiale e la fece sorbire alla fanciulla, che ne fu riconfortata ed in grado di parlare.

—Dove son io? richiese timidamente.

Tanto la vecchia che la giovane, senza replicare parola, diressero gli occhi verso una pia imagine pendente dal muro e quindi al cielo.

—Non m'intendete voi forse, o pie donne? proseguì la fanciulla, a cui il trovarsi fra due persone del suo sesso aveva dato coraggio. Ma le due donne non risposero nè manco a questa domanda.

Rosina incominciava a dubitare della buona maniera delle due ascoltanti; quel silenzio la sconfortava, mentre le loro fisionomie e gli atti di tanta religiosità stavano da un lato a dirle che si trovava fra persone oneste. Essa era per nuovamente volgere l'interrogatorio, quando una porta si aperse e quattro giovanette portando una piccola bara con entro una giovinetta estinta traversarono la sua camera e discesero seguite da un sacerdote e mormorando alcuni salmi. La donna e l'assistente s'inginocchiarono al loro passaggio. Rosina chiuse gli occhi al primo apparire del funebre spettacolo.

CAPITOLO XII.