Vascello, al sentire nominare la rivale nella trista professione, si morse le labbra e si tacque: il perdere la Catraia sarebbe stato un danno; onde rasserenandosi fintamente,

—Almeno, le disse, fammi bere alla tua salute di quel cognac che ti regalò l'altra sera quel marinaro inghilese.

Cat. Mamma Vascello, quella non è roba per voi; diventereste cionca, siete vecchia.—

Vascello, che aveva già le gote tinte di rosso artificiale, sentì infiammarsele per rabbia.

—E anco mi minchioni? disse.

Cat. No…. vo a prenderlo, non sono avara, (per discendere).

Vas. Ferma, ferma, lo berremo dimani.—

Ma la Catraia fu nell'altra stanza in un salto e tornò con la bottiglia del rhum.

Vascello ne guardò il turacciolo se fosse smosso, e veduto che era intatto e che poteva trincare senza sospetto di veleno o di qualche altro brutto scherzo, si mise a tracannare il liquore come se fosse stato acqua della cisterna: vero è però che chi l'avesse guardata negli occhi avrebbe veduto che eran pregni di lacrime, lacrime peraltro di tutt'altra specie che di pianto; infatti il rhum dell'Inglese era a trentasei gradi.

Fatto che ebbe una buona trincata, porse la boccia alla Catraia, la quale a sua posta, accostatasela alla bocca, ne tirò giù di un fiato il rimanente, ed esclamò: