—Alto là, camerata, che diavol fate? qua, qua a sedere qua, presto bottiglie, sigari; abbasso le mani.—

E tutte le convittrici ad una voce:—Viva il damerino, viva il piacere! a tavola, a tavola!—

L'invito della donna era stato secondato dalle mani di Narciso, il quale, afferrato colla destra per il corpetto Catone, lo forzò a sedere alla tavola, facendo altrettanto di Roberto. Costoro non fecero resistenza, ma misersi a ridere di quel riso scipito che è proprio degli ubriachi. Composta la lite, Narciso esclamò:

—Ma diavolo! Volevate far come Topo, il quale ha ammazzato Cacanastri e andrà in galera?—

A tale notizia una delle giovani che sedevano a quella esecrabil mensa, ma che non aveva ganzo ed era stata sempre malinconica, gridò:

—Mio padre in galera? Gran Dio!—E cadde.

Le compagne la presero e la portarono sul letto della sua camera; arrivata che fu la sera, quei malandrini, volendo sollazzarsi con una sacrilega mascherata, col mezzo di alcuni abiti sacri derubati e colà in serbo idearono una funebre processione; e passando per la camera occupata da Rosina trasportarono entro un feretro in una stanza remota la sventurata Angiolina.

CAPITOLO XIII.

Angiolina.

Angiolina è la figlia del popolo, Rosina quella della nobiltà. Ambedue belle, ambedue sensibili, ma quale immensa differenza fra loro! eppure dovevano trovarsi, unirsi ed amarsi. Vedi bizzarria del destino!