Una sera (era il carnevale precedente a quello in cui ha principio la nostra storia) una sera pioveva orribilmente ed era la mezzanotte; il Narciso bussò alla porta e gli fu aperto.

—L'Angiolina dov'è? disse colui

—Nella sua camera, rispose la Vascello.

—Che salga subito; voglio vederla.—E continuando (mentre questo discorso lo aveva fatto sul pianerottolo della porta d'ingresso), Venga, venga, mascherina, aveva detto ad alcuno che stava per le scale; salga, salga.—

Dopo tali parole una persona mascherata si era introdotta in casa della Vascello.

Completa visiera coprivale il viso, l'abbigliamento era un bornous stretto al collo con vasto cappuccio che l'immascherato teneva in capo; discoperti vedevansi l'estremità dei pantaloni di finissimo panno ed un paio di attillati stivali. Esso doveva essere un personaggio di qualità. Fu fatto passare e sedere in un salotto elegantissimo, ove appesi al muro stavano quadri rappresentanti imagini che solo si confacevano a quel luogo di lascivia.

—È un buon merlo, disse Narciso all'orecchio di Vascello.

—Hai avuta mancia?

—Tre zecchini.

—Capperi!