—Ah! ah! o Inglese, o Spagnolo, o Turco, o il diavolo in persona, è una buona bestia. In questa borsa vi sono altri zecchini.

—Zitta un po': il diavolo non convien nominarlo, proruppe Narciso scherzando, è dopo mezzanotte, e più che si nomina e più s'avvicina.

—Ah! ah, prese a dire Vascello, tirando giù un'orribile bestemmia: esso sta qui dalla mattina alla sera, e non l'ho visto mai.

—Avrà paura delle vostre bellezze.

—Vezzoso mercante, replicò la donna facendo risuonare gli zecchini della borsa, quanto sei amabile con le tue lepidezze! ma orsù dammi da bere.—

Narciso andò all'armario vicino, ne tolse un grosso fiasco di acquavite, che i due personaggi quasi vuotarono, ora ridendo, ora dicendo cose che la penna non può riferire.

—Eppure, saltò su la Vascello, l'uomo che è di là con l'Angiolina mi sorprende; a che tenersi fitta al viso la maschera? qui se la leva ognuno.

—Cara Vascello, a volte vi son certi personaggi che, avvezzi a mostrar la faccia in luoghi ben diversi da questo vostro grazioso albergo, qui non osano scoprirla.

—Sciocchi! o che? forse è vergogna passar due ore in buona compagnia?

—Oh! che volete? saranno pregiudizi del mondo. Ci ha chi vuole apparire una cosa mentre in cuore sarà un'altra, ed ecco la ragione per cui nel tempo del carnevale il vostro albergo dolcissimo è frequentato da maggior numero di avventori. Il bello sarebbe che costui non si fosse levata la visiera nemmeno a quattrocchi con l'Angiolina. La ragazza è tanto stupida da non averci pensato; ed io muoio dalla curiosità di sapere chi sia questo notturno galante. Tornando all'Angiolina, non so comprendere come da qualche tempo sia immersa nella più cupa malinconia.