—Sarà innamorata.
—Eh! non ci vorrebb'altro; non vo' amori. Ma sono stanca, vo' irmene a letto; buona notte, Narciso.
—Un altro bicchier d'acquavite, alla tua salute, amabile fregata; ma no, ho sbagliato, vi rendo il vostro titolo, Vascello a tre ponti.
—Sguaiato! sempre colle giullerie. Orsù bevi e vattene.—
Narciso si fece a bere un altro bicchiere d'acquavite e poi, prendendo pel mento la donna:
—Mamma Vascello, non senti tu che scroscio? uh!…—
In questo tempo si udì il cupo rimbombo di un folgore, che fece tremar l'invetriata e col lampo ceruleo abbarbagliò la vista.
—Misericordia! urlò Vascello. È inverno, pare impossibile: quale oragano!
—Non mi muovo di qui, disse Narciso: dormirò su questo sofà; a quest'ora affogherei per la via.—
Ed in fatti la piccola pioggia si era convertita in un gran temporale: tremavano il pavimento e le finestre, il vento mugghiava, l'acqua cadeva a torrenti, e la gragnuola parea volesse spezzare i tetti.