—Perd…!—
Un altro scoppio di folgore coprì la parola a Vascello, che mitigò lo spavento con una tirata d'acquavite.
—Penso alla piccina, disse Narciso.
—Mi fai paura, riprese Vascello; dal momento in cui è venuta quella maschera, il temporale è rinforzato: sarà il diavolo, continuò.
Un urlo prolungato cupo e straziante mugolò per tutte le stanze. I due intrepidi schernitori della Divinità e della tempesta si guardarono muti, sentendo irti i capelli per lo spavento.
Fu un silenzio per qualche momento.
Una voce infantile si sentì esclamare «Ahimè, ahimè! muoio!».
—Ammazzano Angiolina, replicò Narciso; quella maschera….—E si precipitò verso la stanza da cui partivano i singulti, impugnando una pistola.
—Qui non si distrugge la nostra mercanzia, gridò Vascello, e brandito uno stiletto, mosse ella pure verso la stanza di Angiolina.
Non affezione, ma interesse muoveva quei due a soccorrere la infelice.