—Sì, v'insulto e lo deggio; voi siete la causa delle mie sciagure.

—Io?… proruppe turbato il signor Basilio, fole, baie….

—No: verità, verità, verità. Voi appariste al mio nascere come infausto pianeta; mio padre mi odiò per voi e, morta la madre, mi respinse per voi. Il mistero non lo so; ma legami passano fra voi e lui, di qual tempra voi lo sapete.—

Il signor Basilio pareva colpito da fulmine, e la sua mente riandava cose orribili.

—Ah! voi siete…

—La figlia di Marianna dello scalo di porta Trinità, la figlia di Topo.—

Il signor Basilio di rosso acceso nel volto diventò pallido come un lenzuolo funebre, il cuore gli dava pulsazioni febrili.

Riflettè un momento: ei ben sapeva chi gli stava davanti, qual creatura aveva per sempre lanciata in un abisso di miseria, e quella creatura era di aspetto angelico! Involontariamente si ritrasse. Desisteva adunque dall'ulteriore conversazione con lei, con lei che…. ma no: il demonio, più furente assalse quell'anima nera; nessuna idea lo trattenne; veramente ossesso, spumante di rabbia, si fe' d'un lancio a raccorre la visiera, se la ripose con mani convulse al viso, aveva pur troppo bisogno di tornare a nascondere quell'empia sua faccia; e ciò fatto, decise di usare violenza verso l'infelice Angiolina, su cui slanciatosi come una tigre sulla preda, dappoi che le tolse lo stile, l'empio si apprestava…., ma non fu a tempo.

Dalle cortine del letto parato di damasco celeste uscì improvvisa la figura di una donna velata di bianco; il volto di lei era quello di un cadavere, le mani scarne, levatesi al cielo, parea supplicassero; una voce sepolcrale le uscì dal labbro.

—Empio che fai?… ed osi sfidare quel Dio che punisce?—