Rosina, nella mattina dopo la trista notte in cui venne per fatale errore trasportata nell'empia casa di Vascello, aveva ripreso l'uso dei sensi e completamente schiarita la ragione. Con decise parole impose alla donna che l'assisteva di aiutarla a vestirsi: s'accorse della mancanza degli orecchini, del vezzo e della borsa dei denari, sicchè comprese pur troppo con quale specie di persone avesse a farla, ma usò tutta la simulazione di cui è capace il sesso feminile. Stimando inutile di domandare schiarimenti a persone di quella sorta, lasciò che Iddio le facesse conoscere per qual causa era stata da un incognito trasferita in vettura, dopo lo slanciarsi dal verone e per qual trista fatalità fosse stata rinchiusa in quella casa di pessimo aspetto.

Instruita dai libri, dotata di energica tempra, ella non si sgomentò, fidando in un avvenire più lieto, e risolse di profittare di qualsivoglia piccola circostanza per fuggire di là e direttamente muovere verso Montenero a gettarsi nelle braccia del buon Gonsalvo e chiedere a lui assistenza. La sua prudenza, calmata alquanto l'agitazione dei sensi, la consigliò a non dare ombra di sospetto intorno la casa e non lasciar trapelare la più piccola idea delle sue determinazioni. Era giovane, ma era dotta, avea letto nei romanzi bizzarre avventure di eroine e non le aveva credute; allora però ci credeva.

Il suo stato tosto la persuase darsi nella vita tali e tante
circostanze che lette in un libro crederebbersi invenzioni poetiche.
Avvezza a comandare, seppe imporre alla Vascello ed all'assistente
Catraia, che fra loro più volte si eran detto:

—È una principessa.

—Vedremo l'esito; verrà l'incognito che la condusse.

Ahimè! l'incognito pur troppo non ci pensava; il buon padre Gonsalvo, credendo di aver messa in luogo sicuro la giovane, giunto al convento e ritrovati colà Iago e Giovanni, aveva avuto da pensare ad essi e per maggior sventura era stato colpito per cagion dei disagi di quel tristo giorno del 27 febbraio da repentina febbre che, cagionandogli spossatezza e delirio, lo aveva inchiodato per alquanti giorni nel letto. Non sì tosto potè far uso della ragione e delle forze, volò a Livorno per riprendere la Rosina, cui già preparava un asilo nel convento ove aveva condotto Esmeralda. Ma ahimè! due dolori doveva provare in un tempo quel venerabile ecclesiastico, cioè apprendere la improvvisa sparizione di Esmeralda dal convento e, giunto a Livorno, conoscere che la Rosina era stata da lui sventuratamente addotta in luogo infame e, quel che è peggio, non più trovarsi in quel luogo.

Ma non era il solo che muovesse sulle tracce della fanciulla, che bramasse averla a qualunque costo nelle mani: vi era un altro personaggio che la voleva e che la voleva con fini ben diversi; e questi, non v'ha dubbio, era il signor Basilio. Costui, dopo la fuga della giovane dal balcone, vantandosi compromesso nella custodia affidatale, aveva, come vedemmo, messa sottosopra tutta la città. Del mistero della sua sparizione era al buio, come sentimmo in addietro, e molto più del luogo ove l'aveva tradotta lo sbaglio del padre Gonsalvo. Oh! se il signor Basilio l'avesse solamente imaginato! Noi conosciamo che la Vascello non gli era ignota; e, come ognun pensa, sarebbe volato colà, ma, come dico, non ne sapeva nulla. Ciò peraltro nei primi otto giorni della sparizione, ma dopo…. non affrettiamo lo svolgimento.

Padre Gonsalvo, appena riposto piede in Livorno, accostatosi con orrore alla dimora di Vascello, salite le orribili scale, si appalesò qual conduttore della fanciulla, e ne fece reclamo non simulando lo sbaglio; ma Vascello, sebbene empia e dissoluta, non aveva mentito nel dirgli che non vi era più, assicurandolo che durante il di lei soggiorno era stata trattata come si conveniva ad educata e ricca giovane e col più gran rispetto. A quel breve racconto le gote del frate erano infiammate dal dolore, dalla collera, e bagnate di mal rattenuto pianto.

—Guai a voi se mentite! aveva detto a Vascello. I fulmini di un Dio vendicatore e che il suo ministro invoca su voi vi giungeranno, e quelli dell'umana giustizia non mancheranno, vel giuro, per il carattere di sacerdote.—

Il buon padre nel parlare dell'umana giustizia aveva fatto per ispaurire la donna; egli ormai non confidava che in quella del cielo, poichè aveva veduto affisso un bando in cui la povera Rosina era stata messa a taglia, cioè premiato sarebbe colui che rimettessela come contumace nelle mani del tribunal criminale.