Umana giustizia! aveva esclamato fra sè il buon frate, umana giustizia! fallace come tutto ciò ch'è terreno.

Nel dolore della perdita di Esmeralda e di Rosina, il buon padre appena potea sentir la gioia di veder in salvo Alfredo. Quel degno uomo si rimproverava di esser causa della sventura delle due giovani che col miglior animo del mondo aveva creduto porre in salvo.

La Vascello, perchè il frate prestasse maggior fede alla sua asserzione, aveva voluto che da capo a fondo girasse la casa.

—Sì, molto reverendo Bonsignore: sono un'indegna peccatrice e, quel che è peggio, non sono per convertirmi.

—Dio ne faccia arrivare il momento! disse il padre con apostolica gravità.

—Sia pure, diceva come compunta la Vascello. Ma comunque la cosa sia di me, fra tutti i miei peccati non vi è quello di burlare un padre santo di Montenero.—

Noi sappiamo fin dal principio di questo racconto, ed è istorica verità, come il volgo livornese veneri i monaci di quell'abbazia. Il frate, veduta la casa, si rassegnò, pur non mancando di prendere qualche lume sulla sparizione della fanciulla; ma la Vascello protestava continuamente non avere la più piccola idea del come fosse avvenuto quel caso. Padre Gonsalvo si ritirò coll'amarezza nel cuore, recossi alla casa Guglielmi, sperando che la fanciulla si fosse colà diretta e dicendo fra sè:

Rosina avrà preferito tornare nelle perigliose mura della casa materna, anzichè trattenersi nell'orribile dimora della Vascello. Commosso e dolente accedeva alla casa della vedova, ed ahimè! scena terribile gli si appresentava agli occhi. I ministri del tribunale eseguivano un sequestro sui mobili e su tutti gli oggetti di valore che potessero esser soggetto di oppignoramento. Il satanico signor Basilio era l'autore segreto di cotesta esecuzione, avendo ceduto fittiziamente il suo credito verso la signora; nè contento di ciò, avendo insinuato il sospetto che quella donna potesse favorire persone nemiche al governo, avea fatto sì che le fosse lanciato contro un ordine di tornare in Francia dentro tre giorni. L'infame collotorto aveva però avuto il coraggio di scrivere un biglietto a madama, nel quale ipocritamente dolendosi delle disgrazie a cui la detta signora era soggetta, le faceva una lunga predica sul modo di educare i figli e terminava con offrirle la sua debole servitù.

—Empio fariseo! aveva esclamato il padre Gonsalvo, nel leggere quel biglietto aperto su d'un tavolino, e sentendo dalla signora il racconto di tutte le sventure dalla sera del 17 febbraio in poi. Empio fariseo! e la misera Rosina doveva esser tua sposa? Ah! meglio mille volte che ella vada raminga pel mondo. Iddio l'assisterà; la mia benedizione e le mie preghiere l'accompagneranno ovunque.—

Quel buon religioso vedendo per il momento non poter far nulla in vantaggio della figlia assente, pensò giovare alla madre presente, ed avvegnachè copiose somme esistessero nella cassa del cenobio per erogarsi in pie azioni, pensò che certamente fosse opera meritoria far parte di alcune di esse a quella signora, la quale per la nequizia umana trovavasi allora in estrema penuria e nella più critica situazione. La difficoltà era di trovare il modo onde madama le accettasse senza offendersene. Gonsalvo riuscì con tale ammirabile delicatezza che la signora non potè ricusare.