—Eh! madama, non è la incolpazione, è il delitto che aggrava la fama dell'uomo; l'innocenza non si macchia, e viene il dì in cui si scopre e brilla di eterna luce.—
Consolata dal buon padre e sovvenuta dalla cassa del convento, la Guglielmi partì in breve per raggiungere il figlio a Genova. Il frate era divenuto proprio il padre di quella scomposta famiglia, ma la sua forza morale non poteva soccombere a verun peso. La sera stessa, riconducendosi mesto e solo al convento, aveva salmeggiato per tutta la via e svelato il tutto a Giovanni; permise quindi a questi che con uno di quei tanti travestimenti di cui quell'ardente giovane era capace osasse tornare in città per vedere se più felici potessero essere le sue ricerche. Giovanni con immensa gioia accettò il consiglio; in ogni modo ei sarebbe andato anco senza di quello. Vide un lampo di speranza per rannodare i suoi aderenti, e gli parve di sentirsi certo di trovare la misera Rosina. Sarà egli felice nei suoi desiderii? Ne dubito, ma torniamo a Rosina.
Rosina si era tenuta nella sua camera, erasi fatta dare del lavoro e stava intenta ad occupazioni donnesche; ed a tutt'altro pensando che il buon frate potesse averla condotta in quella casa o tratta in vettura, opinò di essere stata presa per altra persona e che un equivoco terribile la facesse dimorare in quelle sospette mura suo malgrado. Il vedersi così miracolosamente salvata, dopo essersi in un momento terribile precipitata dal balcone, attribuiva giustamente alla bontà della provvidenza, e da questa sperava il termine di sue angosce rassegnata e fidente. D'altronde, ci è permesso il dirlo, ella non aveva quell'idea che altre ne avrebbero avuta della casa di Vascello. Chi poteva aver dato ad una fanciulla sua pari la più piccola idea di tanta turpitudine? Nessuno. Era dunque come una bambina di due anni su di un precipizio nel quale volge gli occhi indifferente e sorride, ma da cui per istinto si allontana. Il ceffo peraltro di Vascello, il contegno di costei, quello di Catraia qualche cosa le dicevano ch'ella appieno non comprendeva, ma che tuttavia le facea desiderar di fuggire, siccome dicemmo. In ogni modo colui che in quel luogo avevala condotta doveva naturalmente venire a prenderla, ed ella sperava che colui (chiunque fosse), conosciuto l'inganno, avrebbe ceduto alle sue preghiere per esserle d'aiuto e di direzione. Questi presso a poco erano i pensieri, le congetture, i proponimenti di Rosina, che in fondo del cuore sentiva come il suo stato non era mai tanto terribile quanto se fosse stata nelle braccia del signor Basilio.
Vascello, nella speranza di lucro vistoso, teneva un contegno rispettoso ed obbediente verso la persona a lei incognita, ma che argomentava ricca. Non si presentava nella sua camera che quando era chiamata, e le aveva lasciata libera altra stanza ad uso di salotto. In quegli appartamenti non si offendeva la decenza.
Nessuna ricerca di mera curiosità per parte di Rosina, e veruna per parte della Vascello. Così passarono qualche giorni.
Alla fine del terzo, Rosina incominciò a divenire inquieta, ed approfittandosi del non sentire verun rumore di passi, si mise a guardare minutamente per la camera e, con sua somma sorpresa, vide che dietro ad un gran quadro di tela posto a livello del terreno era praticata un'apertura ad uso di bodola. Questa veduta la fece trasalire di spavento in modo che sulle prime fu quasi per cadere priva di sensi. Fattasi peraltro coraggio, s'inoltrò in essa e, discesi pochi gradini di legno, si trovò in una specie di pianerottolo che metteva nella già da noi accennata sala parata di nero. Angiolina non vi era più; perocchè dopo un giorno la Vascello, fatta una sgridata da maestra alle convittrici, aveva usato alla giovinetta moltissime e straordinarie attenzioni, in specie poi dacchè seppe che il presunto padre di lei era morto in carcere, e fu (cosa strana in una donna) capace di tenere per qualche tempo il segreto. Angiolina era tornata alla cucina ed alle solite basse funzioni di servizio. Ma la faccenda della stanza nera e della comunicazione con quella della sua camera fe' risolver Rosina a volere e pretendere una compagnia; onde, appena veduta la Vascello,
—Sappiate, le disse con tono imperioso, che se io vi palesassi chi sono, voi non sapreste che avvolgervi nella polvere; se taccio, ho le mie gravi ragioni, ed ho le mie ragioni anco per restar qui.
—Signora, comandate, le rispose con ossequio la donna.
—Sappiate, continuò che se colui (e qui diresse lo strale all'azzardo) se colui che qui mi addusse per i suoi fini sapesse che….
—Signora, comandate, ripetè interrompendola la Vascello, io son vostra umilissima serva (la donna si era riservata in petto la riflessione che le persone le quali ruban di notte donzelle di quella specie devono essere ricchissime).