—Ebbene, riprese la Rosina, io voglio una compagna perfino a che mi piacerà restar qui: intendetemi, la voglio buona; potete voi averne?—-E qui guardò maliziosamente Vascello.

—Sì, madamigella, ho una fanciulla affatto degna di farvi la cameriera; ah! sono la gran scapata a non averci pensato prima. Ma tant'è: Vostra Signoria è stata così taciturna; anzi se volesse…., se per distrarsi….—Ma gli occhi nobilmente severi di Rosina le impedirono di continuare.

—Mandatemi questa fanciulla; credo che ne abbiate, almeno mi sembra dal cicaleggio che ho inteso. La giovane sarà da me rimunerata e come merita, poichè dovrà tenermi compagnia di giorno e di notte.

—Come, vi piace, signora.—

Vascello non capiva come altri potesse comandare così imperiosamente in casa sua; ma questo è il privilegio della virtù sul vizio.

In pochi momenti la Vascello tornò con Angiolina, dicendo:

—Ecco, madamigella, la servetta che voi mi avete chiesto; spero che essa incontrerà nel vostro genio.—

Quindi si allontanò, lasciandole sole.

La figlia del popolo e la figlia della nobiltà si videro, si unirono e si amarono. In un sol giorno dal primo vedersi si eran palesate a vicenda le loro pene. Oh santa forza della simpatia in due anime benfatte! Piansero, si consolarono, sperarono insieme. A vicenda si giurarono soccorso, e quel giuro salì al cielo.

Povera creatura! tanto bella! tanto sventurata!