Con voci interrotte da' singulti la misera sfogava il suo intenso dolore; già da tre dì agonizzava nel fondo dell'orribile pozzo profondo trenta braccia sotterra: il barbaro signor Basilio ogni due giorni le portava due once di pane ed un boccale di acqua putrida.

—Questo è il tuo posto, superba, le aveva detto ogni volta che era sceso a portarle lo scarsissimo alimento. Questo è il tuo posto; tu non morrai, ma nè anco viverai: io mi vendico così; questo è il tuo luogo, il tuo nutrimento, questo il tuo letto nuziale, fino a che tu non ceda alla passione che mi divora per te.—

La misera invano colle più calde preghiere lo supplicava di darle la morte anzichè prolungarle la vita ormai insopportabile.

Quell'empio scherniva la moribonda.

—Fuggi fuggi adesso se ti riuscirà; nessuno, nessuno si curverà su te nell'ultimo tuo momento; i rettili immondi divoreranno il cadavere della superba.

—Demone in forma d'uomo! nel mezzo dei suoi strazi aveva urlato la giovine.

—Demone? aveva risposto con schernevole riso il traditore. Demone sarò qui sotterra, ma alla faccia del sole io sono l'ottimo signor Basilio, il ricco ed il benefico; e tu? sai chi sei tu? la condannata, la fuggitiva, l'amica di un congiurato. A me fama e vita, a te infamia e morte. Ma io voglio salvarti…. di' una parola, e ricchezze ed agi e fortuna ti darà Basilio se sarai la sua consorte.

—Ah giammai!

—Sarai la mia amica.

—No, demone d'inferno.