—Sarai la mia vittima.

—Ah!… il sono.

—Muori adunque!—

E l'orribile coperchio della botola, riserrandosi con fragore, lasciò l'infelice priva della presenza dell'infernale Basilio.

Costui periodicamente scendeva a tormentarla; ed ella ormai sentiva sempre più avvicinarsi l'ora estrema.

Ella morrà, diceva fra sè il signor Basilio udendo i di lei gemiti mentre stava sulla comoda sua poltrona nella camera. Ella morrà, ne sono certo; otto giorni di questa vita bastano ad uccidere un gigante: ella morrà; ebbene che m'importa? muoia pure. E vuotò un colmo bicchiere di vino del Reno che aveva sulla tavola.

Si avvicinava il termine della vita di Rosina; i rettili più schifosi, le tarantole, i sorci le passavano sul volto, sulle braccia, su tutte le membra; l'aria mofetica, pesante e diacciata, il lungo digiuno avevanla estenuata; ella già era fatta scheletro.

Il signor Basilio gioiva della sua preda e della sua vendetta. Il giorno che toccò lo schiaffo da Giovanni, schiaffo che tollerò con tanta rassegnazione, il che gli meritò gli elogi del tabaccaio, decise di tormentare più orribilmente Rosina e di sfogare su quel misero corpo tutta la sua sfrenata passione. Presa una lanterna ed armatosi di un pugnale, discese per la scala di legno a piuoli nel pozzo dopo la mezzanotte: incominciò le solite frasi, ma niuna risposta.

—È morta…. sclamò, è morta.

Ed infatti, toccata la giovinetta nel volto, sentì che era gelida come un cadavere. Curvatosi sulla misera, raccolse che non respirava. È morta, ripetè fra sè allontanando con un piede quel corpo bellissimo. Così muoiano i traditori e le superbe. Miratala poi nuovamente,—Ah! disse con sorriso beffardo, non fa bisogno di sepoltura; ma no… alle volte le combinazioni… Farò io da beccamorti. Non voglio che si scuoprano ossa quaggiù; le combinazioni son tante!—