Non molto lunge dai nostri personaggi discendevano per una china una donna ed un fanciullo ch'ella tenea per mano; essi avanzavano verso il padiglione.

—Ah! continuò Giovanni vedendo quella coppia, sì, il mondo è pieno di sventurati: saranno forse di elevata condizione, costretti a mendicare per opera degl'iniqui. Anch'io nell'età di quel fanciullino fui un dì immerso nel pianto e mia madre derelitta: mentre mio padre era imprigionato, ella affaticavasi in portare alla capanna un pesante fardello di legna; ma almeno quello fu l'ultimo istante di mia miseria. Da quel dì rividi il padre e mi lanciai nella turbolenta carriera dell'avventuriero; oggi son dovizioso e governo.—

Così dicendo fe' cenno a quei due titubanti di avvicinarsi che lo facessero liberamente. I due stranieri parvero molto confortati da quel cenno ed affrettarono il passo. La distanza non permetteva ancora di scorgere perfettamente i loro lineamenti.

—Accoglili tu, disse Giovanni a Rosina, accoglili tu; io verrò in seguito: probabilmente avranno una lunga storia di dolore a narrare, ed io, come tu sai, dopo la perdita della mia infelice Esmeralda non posso più, senza provare un terribile strazio, mirare in volto donne infelici senza figurarmi che la sorte della mia povera sorella non sia d'ogn'altra peggiore. Accoglila tu quella coppia di sventurati; chi sa di dove vengono e qual causa li ha trasportati in quest'isola? falli ristorare, regalali come conviene; io pavento gli effetti di una scossa di sensibilità nervosa.—

Rosina, la quale conosceva come pur troppo il passionato e bollente suo sposo non avesse bisogno di scene sensibili onde non cadere in una delle sue solite cupe malinconie, fu sollecita a promettergli che avrebbe sollevato quei miseri: ond'egli, lasciandole la sua borsa, accesa la pipa, mosse verso il palazzo.

Lo stretto colloquio dei due sposi aveva posto in una certa soggezione i due poveri virtuosi di canto, i quali si erano arrestati nel loro cammino ad una conveniente distanza e fino a che Giovanni parlò all'orecchio della sposa. Tal precauzione di rispetto non passò inosservata presso Rosina, la quale, dopo che il marito si fu allontanato, fe' nuovo cenno affinchè i due timidi viandanti si approssimassero. Essi mostrarono aver inteso, dando evidenti segni di gioia, ma prima che giungessero al padiglione erano stati raggiunti dai figli di Rosina, i quali con una tenera pietà si erano dati a festeggiare il fanciullo di circa quattordici anni che accompagnava la cantante. Anch'ella, fu costretta a fermarsi; e mentre quei giovanetti formavano un gruppo pittoresco, e il suonatorello era impedito di preludiare sull'istrumento, la donna continuò con queste strofe:

Ah! se un dì sull'ali ai venti
Fia che giunga il mio martir
All'autor de' miei tormenti,
Sarò lieta di morir.

Il suo pargolo innocente
Egli al seno stringerà:
Sulla tomba alla gemente
Nuzial serto poserà.

—Ahimè! qual malinconica canzone! esclamò la Rosina penetrata fino nell'interno dell'anima dalla tremula voce e dal patetico suono della musica di quella straniera. Cara Angiolina, disse quindi rivolgendosi all'amica, vola tu presso costei; dille che cessi dal canto lugubre, che troppo mi scuote le fibre, perocchè mi figuro che ella abbia ad un tempo ad essere e il soggetto del canto e l'autrice della canzone.—

Angiolina, non meno dell'amica penetrata dalla tenerezza, in poco tempo raggiunse la forestiera, la quale, vedendosela così presso, cessò dal cantare e si avviò verso il padiglione, mentre il giovanetto suonatore di liuto e gli altri ragazzi la seguivano. Giunta che fu presso Rosina, fece atto di piegare un ginocchio a terra in segno di quel rispetto che gli Indiani sogliono usare verso le persone di alto affare, ma Rosina, con la inesauribile sua cortesia, le stese una mano, su cui la donna impresse un rispettoso bacio.