—Mia signora, le disse, vi prego perdonarmi, se io povera straniera vengo ad importunarvi, ma sappiate che io e mio figlio (che è quel fanciulletto che voi vedete colà coi vostri, m'imagino, coi vostri figli, poichè tanto a voi somigliano) non abbiamo alcun mezzo di sostentarci nella nostra estrema miseria tranne che col canto delle nostre terribili sventure.

—Gran Dio! che dite mai, amabil donna? riprese la Rosina. E che? quella lugubre canzone alluderebbe forse ai casi vostri?

—Sì, madama: ma se mi è lecito toccarne di volo poetando e cantando, non mi permetterei al certo di tediare col racconto di essi una persona distinta.

—Ah! mal mi conoscete, signora, e voi non partirete di qui se non dopo aver versato nel mio seno tutte le vostre amarezze. Intanto è necessario che vi refocilliate voi ed il vostro figlio.—

Angiolina, a questo discorso, aveva presentato alla straniera delle frutte e degli scelti vini. Ella si assise e ne gustò volentieri. I suoi modi franchi, malgrado il rispetto e l'estrema miseria, additavano nella cantante una persona di elevati natali; la sua fisionomia, delicata nei tratti ma virile nell'espressione energica, non faceva punto contrasto colla sua naturale dignità. Ella indossava un abito di seta color turchino piuttosto logoro; anche le scarpe non erano in molto florido stato, ed uno scialletto che le copriva le spalle, anch'esso molto usato, terminava la sua toeletta; alle orecchie aveva due boccole di granato ed al collo un vezzo simile: ciò che peraltro faceva singolar contrasto era un anello che tenea nel dito, di oro purissimo con ricco lavoro cesellato in foggia di piastra, della quale la metà stava nascosta fra l'indice ed il medio della mano sinistra. In capo ella aveva un largo cappello di paglia, molto adatto a riparare quel bel volto dai caldi raggi del sole dei tropici. Il fanciullo era amabilissimo e gaio: suonava a meraviglia il liuto; era anch'esso miseramente vestito, ma con molta decenza, a malgrado delle toppe che aveva nella blusa di panno blù e nei calzoni che indossava. Anche i di lui calceamenti erano logori, il che dimostrava che era uso a viaggiare a piedi. Il fanciullo, di assai maggiore statura che nol fossero i figli del governatore, aveva sulle spalle una piccola valigia di pelle attaccata con cigne che gli passavano sul petto e sotto le ascelle; e tutto quello, pur troppo, era il misero bagaglio della madre e del figlio.

La forestiera, dopo aver bevuto un poco e gustato di qualche frutta, si alzò per ringraziare la governatrice.

—Ah signora! non vi celo che aveva fame; è da questa mane che siamo sbarcati ed abbiamo fatto a piedi questo tragitto per l'isola sull'indicazione di un buon negro vecchissimo che è rimasto al porto sulla nave, il quale ha molta cognizione di questi luoghi.

—Voi non avete fatto questo viaggio invano, le disse Rosina, nè partirete così presto da noi. Che mai sarebbero le ricchezze, se non un peso, quando non si spendessero per rendere meno misero il nostro simile?

—Madama, i vostri sensi mi sono carissimi ed armonizzano colla buona fama che corre di voi anche nelle altre Antille.

—Troppo lusinghiere espressioni! comunque sia, vi son grata e farò di tutto per non smentire coi fatti la buona fama che corre di me. Intanto favorite appagare la mia curiosità; ditemi un poco: perchè mai voi, che tanto bene mi favellaste in inglese fin dal primo avvicinarvi, cantate strofe italiane allorchè volete dipingere la storia di vostre sventure? La ricerca non è senza un'arcana ragione, che spiegherovvi di poi. Oh se voi sapeste quanto mi avete commossa!