—Sì, madama, sono dieci mesi che giro pel mondo in traccia dell'uomo che adoro.
—È molto tempo che siete separata da lui? prese a dire con molta premura Rosina.
—Si direbbe, replicò la forestiera, che avreste parte nella mia storia; tanto è l'interesse che vi degnate prendere ai miei casi. Quindi con una lacrima sul ciglio: È molto tempo, sì, signora; quel mio caro angioletto non era nato.
—Così tardi,… riprese Rosina turbata, lo cercate?…
—Ah! avesse voluto Iddio che lo avessi potuto prima, Ma da quel tempo in poi ho avuto un velo sugli occhi.
—Cielo! spiegatevi.
—Fui pazza….
—Giovanni, Giovanni! sclamò la Rosina. Deh! Angiolina, va da
Giovanni, che presto venga qua, che non tardi un istante.
—Giovanni?… esclamò la straniera con un visibile tremore e si pose la sinistra alla fronte. Qual nome!—
Nel movimento fatto dalla mano di costei, rimase totalmente visibile la piastra del ricco anello che essa aveva in dito; vi brillava inciso lo stemma della famiglia Guglielmi, consistente in un guerriero in atto d'imbrandire un'asta di ferro, sormontato da una corona di cavaliere. Quell'anello era d'Alfredo. Rosina ebbe appena la forza di esclamare:—Ecco il mio sogno! ecco il mio sogno!—e di gettarsi a braccia aperte al collo della straniera chiamandola Esmeralda.