Sul pagliariccio giace una giovane donna nel fior dell'età, di vago aspetto, la quale mezzo sollevata sulla persona tiene coperto da uno scialle il dorso appoggiato alla nuda parete. Ai suoi piedi su di un piccolo materassino è il giaciglio di un giovanetto di cui primavera infiora le gote, biondissimo e bello; il quale fa ad alta voce questa preghiera diretta alla imagine della Vergine affissa a capo del letto.

—O voi gran madre degli sventurati, che tanto soffriste quaggiù, che tanto amaste il Figlio vostro, deh! soccorrete mia madre.—

La donna per la cui salvezza pregava il tenero figlio era immersa nel delirio più atroce; il terribile malore che l'aveva côlta era nel suo maggior vigore.

—Regina degli angioli, proseguiva il fanciullo, ella muore senza soccorso! Io non ho nessuno che vada a cercare un aiuto: se esco, quando ritornerò, la troverò morta.

—Eccolo, eccolo; torna, torna: urlò la donna; è trovato.

—Chi mai? disse il fanciullo.

—Tuo padre.—E cadde supina.

—È morta! gridò il giovanetto gettandosi a corpo perduto su quella misera, che nell'eccesso dello spasimo era caduta quasi esanime. Ei l'abbracciava pur pregando con queste parole il divino aiuto:—Madre santissima, soccorrete la moribonda mia genitrice.—E mescolava i singhiozzi alla preghiera.—Essa palpita ancora: deh! voi che portaste nel seno il Creatore del mondo, abbiate pietà.—

La donna si alzò, i suoi occhi brillarono d'insolita luce, il suo aspetto parve sereno, cessati i suoi spasimi.

—Figlio, figlio! esclamò, e coprì di baci la bionda capellatura del fanciullo. Sei qui? non mi hai abbandonato?