—Lo giuro per la vita dei nostri cari figli e pel nostro amore.
—Ebbene, proseguì Giovanni tergendosi una lacrima, sappilo: io non sono che figlio per adozione dei coniugi Artini; il loro vero figlio morì nelle fasce.
—Gran Dio!!!
—Ecco le carte che padre Gonsalvo mi consegnò pochi istanti pria di morire; leggi e dimmi se io posso trattenermi.—
Così dicendo porse alla moglie un piccolo portafogli di marocchino nero con fermagli d'argento, sul quale una placca dello stesso metallo che portava incisa un'arme o stemma di principesca famiglia colla fascia blasonica indicante rampollo bastardo.
—Cielo! esclamò Rosina coprendosi la faccia con ambe le mani, tu illegittima prole?
—Io sono il figlio naturale di….—Ma non proseguì, e solo abbracciò la moglie prossima a svenire e la coprì di baci.
—Dio eterno! tu sì grande? disse Rosina con un misto di gioia ed affanno leggendo le carte ricevute.
—Grande? riprese Giovanni? non lo sarò che compiuto il mio voto; ora sdegno ogni altra grandezza.—
I coniugi si presero per mano e s'avviarono alla corvetta pronta a lasciare le Antille.