I nostri personaggi tragittarono felicemente l'Atlantico ed il Mediterraneo, giungendo alla rada di Livorno. Alfredo e Giovanni discesero a terra nel giorno che precedè la sera del festino dell'ex-cuoca signora Concetta; travisati in abiti marinareschi si erano recati a terra e, percorrendo le bettole ed osterie più triviali, raccolsero a larga mano quelle notizie che più desideravano.

In fondo alla via San Giovanni, ridotta in tutt'altro aspetto da quello che era ventisei anni prima, nell'osteria delle Stelle, alla bettola della Coroncina, al giardino degli antichi acquedotti, insomma in tutti quei luoghi in cui più frequentemente solevano radunarsi i caporioni della plebe, i nostri personaggi sentirono presso a poco gli appresso discorsi.

—Oh! dev'esser pure la bella cuccagna, compare!

—Affè de mio, lo credo! è tanto tempo che si lavora e non si mangia; deve venire il tempo in cui si deve mangiare senza lavorare.

—E come fare?

—Caspita! e non l'hai sentito il signor Bruto? per la barba di Maometto! costui la sa più lunga di quanti sapienti sono al mondo tanto di legge che di medicina, che di grammatica.

—Ebbene?

—Diceva che, quando nacque il primo uomo, cioè dopochè il primo uomo fu fatto, e fu il nostro primo padre Adamo, non ci eran quaini; e questi quaini* son venuti dopo. Era meglio che non fossero venuti mai; questi quaini son di tutti, e pelciòe** non ci hanno a essere più nè poveri nè più ricchi, e si ha da campare proprio in cuccagna, e tutti si ha da sta' senza fa' niente.

* Danari, in vernacolo livornese. ** Per ciò.

—Oh questa è bella! e la roba chi la fa? e il grano chi lo raccoglie? e il vino chi lo leva dal tino?