—E poi io qui morrò sul terreno dei padri miei quando fia duopo e anche in breve; o per sempre dicendo un addio ad una colpevole Gerosolima, io mi addentrerò nelle foreste siccome fece il Battista.—
I due amici terminarono questo colloquio che avevan tenuto lunghesso la via finchè fu scevra di gente; quindi, ripigliando in silenzio la via del molo, si ricondussero al battello che doveva riportarli a bordo.
Da Genova i nostri entusiasti toccarono il Piemonte. Giovanni condusse la moglie, i figli e gli altri parenti alla capanna dove aveva passato gli anni infantili; indi, essendo scoppiata la guerra lombarda, padre e figli vestirono la divisa di volontario milite, lasciando le donne a Torino a pregare e raccorre oblazioni per la guerra sospirata. Se non ci proponessimo far tema di altro nostro romanzo le gesta di quella grande campagna, daremmo qui ragguaglio delle prodezze dei nostri amici; ma avvegnachè troppo angusto loco lor toccherebbe in questo racconto, esso ripiglia il filo nel marzo del 1849.
La medesima corvetta la Vengeance, coi nostri medesimi personaggi, che in nulla eran mutati, tranne l'aver tutti gli uomini decorazioni militari e Giovanni una mano di meno, perchè di due una gli era rimasta sul campo di battaglia, aveva di nuovo dato fondo nel molo di Livorno. La corvetta era bella e comoda, e per i passeggeri di qualità aveva splendidi appartamenti. Mentre i figli di Rosina e di Esmeralda trovavansi sul ponte a prender parte agli esercizi militari che avevano luogo nell'assenza di Giovanni e di Alfredo discesi travestiti come due anni prima in città, le due donne unite ad Angiolina ed alla figlia di Giovanni stavansi sedute in un elegante salotto. Sui volti delle donne era impressa quella profonda malinconia che aveva in proposito fatto dire al damerino francese, due anni avanti, alla signora Concetta che esse erano inabissate nella tristezza; ma più di tutte Angiolina, che sappiamo essere di abituale mestizia. La fanciulla figlia di Rosina, intenta a ricamare un fazzoletto di tela batista, non prendeva parte al colloquio segreto che aveva luogo fra le donne.
—I nostri mariti sono sempre più acciecati dal loro tenebroso proposito, prese a dire per la prima Rosina.
—Ah! pur troppo! rispose sospirando Esmeralda; quando un'idea si è fitta nel capo di un uomo, è difficile rimuoverla.
—Ahimè! soggiunse Rosina, invano ho sperato che i pubblici uffizi in altra parte di mondo sostenuti dal mio Giovanni, potessero fargli dimenticare quella bollente idea della sua prima gioventù; ahimè! e quando mi credeva che l'età, l'avvenire dei cresciuti figli dovesse dar l'ultimo crollo a quella sua ostinazione, le novità prodigiose che hanno avuto luogo in Italia da circa tre anni a questa parte hanno converso in fiamma quelle faville che io credeva spente e che covavano sotto la cenere.
—Eh! tu, mia cara, avevi sperato nella conversione del tuo sposo, io poi non ho mai sperato in quella del mio; vi sono certi caratteri che io chiamerò ferrei, in cui il tempo stesso non produce alterazione veruna. Ma finalmente non vi è ragione di allarmarsi; essi sono venuti quaggiù: non come facenti parte di qualche segreta società. Tu sai, ed in questo la divina provvidenza ci ha esaudite, tu sai che i nostri sposi sonosi da alcun tempo sciolti da quei pericolosi vincoli, e questo accennerebbe ad un principio di conversione; ma ritornando al primo filo del mio discorso, dirò che nulla abbiamo a temere: i nostri sposi seguiranno la corrente, e parmi, a ciò che sento e leggo sui giornali, che quella prosperità nazionale cui essi diressero sempre i voti del loro cuore vada, come suol dirsi, da sè: se mai i nostri uomini intendono di dar la spinta onde si acceleri, su ciò non vi è periglio; lasciamoli fare, ottenuto il loro intento, quelle anime focose si acquieteranno.
—Ma chi sa se tutto anderà bene? Vedi, mia cara Esmeralda, tempi addietro noi abbiamo temuto per i nostri mariti, ora ci sarebbe da temere per essi e per i nostri figli; ah! questo è proprio un mondo di lacrime.
—Lacrime! (quest'ultima parola scosse Angiolina da una specie di profonda apatìa nella quale era caduta) lacrime! pronunziò, ah! mie care, il cuore mi dice che queste saranno in breve finite per voi.