—Mary, disse con accento alquanto iroso, Mary, non custodite voi questo segreto mio appartamento?

—Sì, amabile padroncina, rispose l'ancella alquanto arrossendo nel vedere che Rosina guardava sempre sul mobile ed aveva ritirate le mani dalla tastiera del piano-forte: se ho errato in qualche cosa, vi scongiuro a dirmelo.

—Errato, può darsi, riprese Rosina con accento un poco più dolce; o, almeno, azzardato di troppo.

—Ed in che mai?

—In che? non vedi tu quella camelia rossa che spicca sul marmo dello stipo?

—La vedo: vi sta ella forse male?

—Non dico ciò, riprese Rosina, ma nessuno dee azzardarsi di adornare il mio segreto gabinetto senza mio permesso. Lo sai, su ciò sono severa severissima; con te non vorrei esserlo, o Mary, ma lo sarò, oh! lo sarò certo (nel tono della voce della fanciulla si scorgeva un misto di sdegno e di amorevolezza). Orsù chi ti ha dato quel fiore?

—Signora, replicò l'ancella, nessuno.

—Come nessuno? È forse caduto dal cielo, oppure il marmo fa germogliare le camelie? Mary, Mary, aggiunse quindi un poco più dolcemente, da qui in avanti chiuderò il mio gabinetto a chiave. Fiori non ce ne voglio, ed in specie fiori rossi.

—Ah! ah! prese a dire Mary cercando di ricomporsi, vengo allo scoprimento del mistero: parmi stamane aver veduto quel fiore in petto della mia compagna Teresina; essa è venuta su per assettare i mobili mentre voi, signorina, eravate scesa per la colazione: ve lo avrà posato, o forse anche il signore Alfredo….