—E che? mio fratello viene egli nelle mie stanze? Te l'ho pur detto, il mio gabinetto dev'essere eguale a quelli delle donne turche; non ci voglio profani. Quel fiore, ah! quel fiore…. invano tu speri guarirmi della mia tristezza; se tu sapessi….

—O mia padroncina, perdonatemi, esclamò ad un tratto Mary, tante bugie non le posso dire; e poi dirle a voi mi parrebbe doppio peccato mortale.

—Dunque?

—Dunque quel fiore mi è stato dato.

—Dato? e da chi? riprese Rosina sentendosi un fuoco inusitato alle guance.

—Dato….. cioè fatto avere misteriosamente, ma non mi sgridate; voi sapete quanto io vi ami.

—Prosegui….

—Ebbene, questa mattina è venuto all'uscio un povero a me ignoto. Costui, dopo le solite nenie, «Dio la rimeriti, Dio la rimeriti», mi si è accostato, ed avendo levato una scatoletta di sotto il giubbone, me l'ha mostrata dicendo: È per la signorina, e quindi me l'ha gettata ai piedi.

—Ah Mary!…

—Io non volea prenderla: ma colui facendo un ceffo terribile mi ha troncata la volontà di rifiutarmi. «Mary, mi ha detto con una vociaccia, se vi è cara la vita, date ciò che contiene la scatola alla signorina, datela, non temete; si tratta del volere di chi comanda a me e a voi.» A me? ho risposto, oh!… Ma l'incognito si allontanò fuggendo; allora io per curiosità ho aperta la scatola e, vedendo che conteneva un fiore, mi sono, confesso il vero, tranquillizzata. Ah! ah! ho detto fra me, sarà qualche zerbinotto pretendente a fare il grazioso con la signorina, e non ho avuta più paura delle minacce del messaggero; ma siccome ho pensato certo non essere ben fatto disgustare il poveruomo (tanto più che chi ha una bella padroncina dee trovarsi spesso a simili faccende), ho fatto la cosa a metà, togliendo cioè il fiore dall'elegante scatola, che ho ritenuta per me, e mettendolo su quel mobile.