—Amico, rispose pacatamente Giovanni, non occorre che noi replichiamo alle domande che ci fai intorno alla famiglia nostra; queste son cose private, nè il tempo soliamo impiegare in inutili ciarle.
—Qualche affare?… interruppe Bruto, ebbene allora sediamoci; son qua ad ascoltarvi.—E così dicendo fece sedere sul divano i due amici.
Giovanni si assise dimostrando un evidente cattivo umore; e prima che
Alfredo prendesse la parola:
—Oh! qual morbidezza! qual lusso! dimmi ed è così che suoli accogliere gli amici? ahi! quanto diverso da quei tempi in cui l'osteria dei Tre Mori….
—Capisco, ma i tempi sono cangiati; allora era una cosa, ora è un'altra; allora poveri cospiratori, adesso ricchi padroni.
—Padroni di chi?… voleva urlare Giovanni, cui l'accoglimento del già collega era sembrato derisorio ed insultante, ma facendo cenno ad Alfredo, il quale era per aprir bocca, che tacesse, prese a dire:
—Basta…. ho troppe cose da dire, sarò laconico: ti ricordi dei tempi andati?
—Qual dubbio?
—E delle promesse?
—Sì certo.