—Dimmi e il giornalismo come lavora?

—Oh! caspita! ne stampa ogni giorno più da fare strabiliare; nel giornalismo livornese abbiamo due periodici che a senso mio potrebbero ricreare una conversazione di demonii, e tu vedessi che effetto magico! Si direbbe che la placida popolazione della città ha il diavolo in corpo; i ricchi tremano di una paura indicibile; i poveri pendono alle speranze del lucro e già s'ingegnano; il commercio vacilla; insomma tutto si affretta alla dissoluzione dell'antica società, sui rottami della quale noi edificatori ne pianteremo una nuova.

—In questi prodigiosi passi, caro Basilio, vi è del maraviglioso, ma quello che corona l'opera è la tua conversione, caro Basilio.

—Conversione? con ciò dire mi dimostri ch'io sono stato un uomo mal conosciuto; ma che credi? che ai tempi in cui biasciava i paternostri e teneva il collo torto e fuggiva le donne, io lo facessi davvero? eh! caro amico, stupisco come tu lo abbi creduto, un uomo della tua fatta…. Era tutta tutta polvere negli occhi, e lo faceva per ingannare i babbei e, come suol dirsi, tirare l'acqua al mio mulino. Ma in casa ah! amico, avresti veduto con che dirittura teneva il collo e che belle fantoline ricreavano le mie veglie notturne.

—Ma e quei certi soffietti in certi luoghi…. che so io…. non li facevi da vero?

—Sicuro, era il miglior mestiero per giungere alla meta; altri tempi altre cure. Oh! ma le tue facezie mi hanno fatto dimenticare un caso: sai tu che possiamo dirci proprio fortunati, fortunatissimi? indovina un po'? il bravo nostro collega Catone il censore è salito al posto di proconsole. Il popolo ce l'ha messo, e possiamo dire che siamo al punto beato di fare quello che ci piace.—

Oh! Catone! mormorò fra sè Bruto, è già salito! e mentre in sè mulinava un pensiero d'ira, il suo volto non era mutato dal sorriso abituale, onde freddamente:—Ne ho piacere; dimmi, Basilio, e i bollettini sulfurei?

—Ah! piglian fuoco da sè.

—E la tassa che divisava porre su tutti i negozianti?

—Ho la minuta del nostro decreto.