—Sei proprio un Perù; ma pria che io nella moltiplicità degli affari i quali da tutte parti mi attorniano mel dimentichi, che si ha da fare dei retrogradi? queste bocche inutili e cervelli guasti si hanno a metter fuori! il mio segretario ha minutato il programma, io lo firmerò e tu lo farai stampare: ma a proposito; io ho su ciò da palesarti un arcano.—

Quando si trattava di arcani da conoscere, il signor Basilio era peggio di una donna per la curiosità; onde con somma fretta esclamò:

—Presto presto, di che si tratta?

—Hai tu veduto bene quei due che con brutto cipiglio si sono allontanati dalla mia stanza al tuo ingresso?

—Gli ho veduti di volo, ma non ho badato gran fatto alla loro faccia; avevano l'aria da disperati.

—E forse lo sono; sappi però che costoro li stimo pregiudicevolissimi al buon andamento delle cose nostre.

—Quand'era così, perchè non mi facevi un cenno? non avevi forse le pistole sul tavolo? non ho io il mio pugnale? non ci erano i giovani in anticamera? si saltava loro al collo e con un fazzoletto turando ad essi la bocca in due minuti erano belli e spacciati; dopo avremmo gettati i loro cadaveri nel sottoposto canale urlando all'affollata moltitudine: Così periscano i traditori!

—Lodo il tuo zelo, caro Basilio, ma sappi che quei due furfanti non erano due oche, e probabilmente prima che tu avessi potuto fare la festa a loro avrebberla essi fatta a te; ma è inutile perder tempo in questa digressione. Coloro sono due dei più indiavolati moderati che io conosca; hanno aderenti e mezzi e son capaci di guastare le cose sul più bello: conviene sul momento spiccare un ordine del proconsole che non ardiscano più presentarsi in città sotto le più severe comminazioni.

—Ebbene si farà; ma, in grazia, dimmi i nomi e i casati, perchè io possa parlarne al saggio Catone.

—Nel tempo passato credo che tu avrai sentito nominarli, son essi quel Giovanni ed Alfredo….—