—Buh! buh! urlò la vecchia digrignando i denti.

—Auf! auf! esclamò il grasso Ebreo, per Malachia, l'ho avuta bella la grazia; credevo di affogare presso quel cadavere.—

Le risa degli astanti furono troncate dall'arrivo di un tamburo e di una massa d'uomini armati.

Era cosa ben naturale il loro intervento: a quell'epoca tutto destava allarme; e siccome ogni uomo si credeva in diritto di armarsi, di pattugliare e di arrestare o almeno di girare in truppa, dalla vicina pescheria un tal Grongo pescivendolo dei più clamorosi, sentito il fruscío di via della Tazza e visto il popolo accorrere a quella volta, si credè in dovere di riunire in un attimo la compagnia delle guardie di sicurezza e portarsi sul luogo del supposto tumulto.

—Alto alto! affè de mio! urlava il capitano; fate largo alla giustizia, figli di cani (scuseranno i nostri pudici lettori il poco purgato linguaggio del capitano di sicurezza), che fate quaggiù birbe sconsagrate?

Le risa avendo ricominciato, il furibondo capitano ordinò:—Spianate le baionette!—Ed era la commedia per divenire tragedia, se il signor Basilio, sempre accerchiato dalla folla, avendo riconosciuto il pescivendolo, non gli avesse gridato:

—Ferma, Grongo, son io…. non tirare perdinci!

—Ohè! abbasso l'arme, gridò il capitano. Lo dice il signor Basilio. Ma insomma cosa è stato? aggiunse calmatosi il feroce Grongo a coloro che più gli stavano vicini.

—Te lo diremo, ma abbassa quella fiocina, che qui non son tonni nè balene da infilzarsi, disse un dotto parrucchiere. Ma perdinci! non ci far più di queste paure co' tuoi soldati. Vedi quella cittadina è là per morire di convulsioni.—Ed accennò quella signora a cui il grasso Ebreo aveva quasi schiacciata una coscia e che avevano posta su di quella terribile panca staccata dalle falde del signor Basilio.

—Lasciate che muoia pure, riprese l'Ebreo grasso.