L'opinione di straziarli prevaleva sempre: ed il corteggio terribile si avvicinava al palazzo del proconsole; se non che, entrato diverbio e susurro sul modo di spacciarli, poco mancò che non succedessero omicidii nella folla medesima, la quale, dividendosi in più partiti, fu causa che coloro che menavano i disgraziati dovettero arrestarsi.

Fu tenuto una specie di parlamento generale.

Bruto e Catone sulla terrazza pigliavano tabacco sorridendo.

—Sono essi? disse Catone nel vedere i due legati a non molta distanza.

—Sì, sono essi: possiamo dirci fortunati; scena così bella chi sa se vedremo più mai?

—Io credo che Nerone e Caligola dall'alto dell'anfiteatro non abbian veduto così strano spettacolo.

—Allora erano le tigri che si slanciavano sopra i condannati, adesso la plebe.

—Evidente segno del progresso! ma zitto, sentiamo la deliberazione delle bestie ragionevoli.

—Tocca a me a parlare per…. urlò con voce stentorea il capitano Grongo; e siccome tale esclamazione fu seguita dallo schiamazzo affermativo di tutti i di lui fautori, l'opposta fazione credè utile compiacerlo.

—Che li dobbiamo ammazzare questi due rinnegati sta benissimo, e basta che l'abbia assicurato quel pio signor Basilio; ma di qual morte debbano poi morire, è questo un caso che tocca a deciderlo a me che li ho arrestati. Prima di tutto bisogna domandare a questa gente chi sono e chi non sono, poichè, voi m'intendete, non bisogna ammazzare le persone senza prima sapere i loro nomi, tanto più che una volta morti non si può più loro domandar nulla.—