—O Selvaggio!—urlò uno degli arrestati, ed Alfredo, che nel trambusto di quella zuffa si era liberato da coloro che lo tenevano, si slanciò verso il figlio; ma ahimè! erano pur essi di nuovo per essere sopraffatti e trucidati spietatamente, se la mano divina non avesse loro inviato un insperato soccorso.

Alla parola Selvaggio pronunziata in quella zuffa ed in quel tumulto di grida, di bestemmie, di fucilate, fra il fragore delle baionette ed il fuggire del popolaccio inerme, un grido che rimbombò per l'aere ripetè:—Selvaggio! Selvaggio!

Ed un uomo canuto fu visto precipitarsi a braccia aperte sul giovane che abbracciava il padre. Era un gruppo magnifico.

Al grido di quell'uomo parve che l'ira di quei mostri si fosse spenta come per prodigio; le armi micidiali si abbassarono al severo sguardo di lui.

Chi era mai il nuovo venuto?

Era un uomo che poteva avere fra i sessanta e i settant'anni, con una di quelle fisionomie franche e burbere che a prima vista incantano e che spesso si trovano fra i buoni popolani. Egli era sboccato dalla via del Giardino, tranquillamente portando sulle spalle una corba da pesce vuota, quando, veduta quella folla di popolo, si era accostato per mera curiosità, ed appunto quasi in quel momento era successa la scaramuccia fra i giovani marinai condotti da Selvaggio ed il patetico incontro di costui col padre.

Il tono di protezione del vecchio verso del giovane avrebbe avuto troppo sterili conseguenze, non sarebbe servito che a sopire per un momento quell'ira ed effrenatezza popolare, perchè queste ripigliassero un maggior vigore e più tremende scoppiassero, se in primo luogo il vecchio stesso non avesse esercitato una specie di magico potere sul diabolico capitano pescivendolo; in secondo luogo, se alla di lui aria di protezione non se ne fossero uniti ben cento e cento, i quali, sollevando per l'aria i berretti e le pezzuole, urlavano come spiritati:

—Viva lo zio Neri! per…… luogo allo zio Neri!—E questi applausi erano formidabili e decisivi perchè partivano di mezzo alle stesse infuocate turbe e dalle gole di qualche centinaio di pescatori e navicellai del Calambrone e di bocca d'Arno e di Pisa, i quali avevano il nostro zio Neri in quel conto in cui i nostri vecchi progenitori si ebbero un tempo i patriarchi ed i profeti.

Gli animosi giovani che Selvaggio aveva seco addotti dalla nave in traccia del genitore e di Giovanni, la cui assenza aveva posto in apprensione le donne e della cui pericolosa situazione in Livorno era giunta notizia sulla corvetta, cessarono dal trarre coll'armi quando videro che anche le turbe avevano momentaneamente cessato d'inferocire; si guardavano peraltro i due partiti in cagnesco: ma quello del buon zio Neri ingrossato di ben trecento o quattrocento proseliti, le di cui armi in parte altro non erano che buone e callose mani serrate a pugno e armate di coltello, permisero al vecchio pescatore di bocca d'Arno di allontanarsi dal luogo della zuffa insieme al suo caro protetto ed al genitore di lui, i quali da un gruppo di pescatori erano stati posti in salvo con quella velocità con cui si sottrarrebbe da uomo nerboruto un fanciullo da un incendio o da altro periglio. Ma per sventura di Giovanni il partito di Grongo, vedendo l'altro starsene colle mani a cintola e come non solo uno dei prigioni fosse salvato restando impunito l'ardire di quel giovane marinaro piovuto proprio come una saetta su loro, con eguale velocità tratto di peso Giovanni e circuitolo di folla, lo fecero in un batter d'occhio sparire dalla scena per cacciarlo in una delle stanze di forza del palazzo proconsolare.

I due del terrazzo al primo scoppiettar degli archibusi si erano, come nimici delle palle di piombo, tolti dal verone, ed ormai credendosi sicuri della preda, avevano fatto ingresso nella sala della colazione, ove tracannavano e Sciampagna e Bordò ed altri preziosi vini, e rosicchiavano polpe di selvaggiume e pasticcini alla crema, quando vennero dalle guardie avvisati che il prigioniero era già nella cantina ad uso di carcere.