—Come! urlò il proconsole spezzando un bicchiere di Sciampagna nelle pareti, come! canaglia, e l'altro?

—L'altro, dissero i manigoldi, l'ha voluto per sè lo zio Neri!

—E chi è lo zio Neri?

—Chi è? replicarono i popolani: è uno che conta quanto voi; poichè voi è poco che contate, ed esso comanda da trent'anni sull'Alghe di bocca d'Arno.

I due demagoghi si morsero le labbra.

—Uno per uno non fa male a nessuno, ripetevano con ilarità i popolani; e con una espressione che la decenza non consente trascrivere suggellando la massima, si ritirarono.

—Non ci frastorniamo di ciò, gridò Catone riprendendo la sua solita gaiezza; basta che uno sia in gabbia, e penserò io a dargli un esempio: ormai la congiura è sventata; evviva il trionfo dei galantuomini, evviva il bene dell'umanità!

—Evviva evviva! urlò ansante il signor Basilio entrando dopo coloro che avevano fatto l'accompagnatura di Giovanni; evviva, amici! Dei due colombi potremo mettere nello spiedo il più grosso.—

E si assise nel mezzo dei convitati chiedendo da bere. Largamente fu provvisto. La gioia gli sfavillava negli occhi. Fu cantato un coro patriotico.

—Ma chi è un certo zio Neri? disse il Catone all'orecchio del signor
Basilio dopochè il frastuono dei bicchieri ebbe un momento di tregua.
Vorrei far pentire costui, ma non mancherà tempo, sai.