—Tu sei ben dotto in morale, giovanetto, fu sollecito a dire Basilio premuroso di togliersi a discorsi di quel genere; ma vedi bene, io uomo di stato non amo i sermoni: potresti piuttosto intertenermi in questo momento di riposo con qualche canto popolare americano.

—Volentieri, ma vi avverto che non potrebbe tradursi nei vostri melliflui versi; esso è troppo robusto.

—Puoi dirmelo in prosa: amo più i concetti che i versi; e la poesia non sta nel ritmo e nella rima.

—Ma…. e di sodisfare la mia curiosità non ci pensate?

—Saremo a tempo.

—No….

—Or via dunque sappilo; quel foglio è il mio testamento.—

Nel proferire queste parole, un riso beffardo spuntò sulle labbra del vecchio. Angiolina ne fu sconcertata, ebbe quel senso di ribrezzo che si sente trovandosi vicino ad un rettile velenoso; onde fu sollecita a dire:

—Padrone, ben m'avveggo che voi scherzate: ma d'altronde non sta bene scherzare con la provvidenza.

—Saresti forse tu la provvidenza?