—Sediamoci un poco su questo monticello di verzura, disse la signora non vestita a bruno.
—Con sommo piacere, rispose la compagna abbrunata, io infatti sono molto debole.
—Ma, signora Rosina, replicò il frate assidendosi presso di lei, quando sarà che abbia tregua il vostro cordoglio? conviene rassegnarsi ai supremi voleri della provvidenza; d'altronde non è estinta la speranza; ecco la signora Esmeralda che può farle fede come Dio non permette che eterne sieno le sventure. Mi sovviene ancora quando, sedici anni fa, in una serata di estate come questa, ella venne condotta, miserabile, moribonda e quasi pazza, al Lazzeretto del cholera di Livorno. Chi mai avrebbe creduto, vedendola in quel deplorabile stato, che le sue lunghe sventure fossero appunto allora per toccare il loro termine? grandi ed incomprensibili, non mi stancherò mai di ripeterlo, sono le arcane vie della provvidenza.
—È vero, riprese languidamente la signora abbrunata, ed io sarei indegna di esser cristiana se osassi o lamentarmi o non sperare: adoro le volontà dell'Essere supremo, ma la fralezza umana mi fa considerare come irrimediabili i miei mali.
—Ma no.
—Buon padre, come pensare diversamente? tutto il soccorso dell'umana filosofia vien meno di fronte alla durissima acerbità de' miei casi: permetta che io torni per la millesima volta a rileggere quel fatale biglietto lasciato dal mio Giovanni sullo stipo della mia camera in Livorno la mattina dopo di quel terribile giorno del 1849 in cui disparve per sempre dal mio seno.
—Per sempre?
—E come dubitarne? a quel biglietto era legato con nastro di seta un fiore secco, una camelia rossa! primo dono di amore che il mio infelice Giovanni aveva tenuto ventotto anni sul cuore. Ah! il restituirmi quel fiore è tacito annunzio che la nostra separazione deve essere eterna quaggiù: noi non ci vedremo che in cielo.
—Non continuare, ti prego, cognata dolcissima; il tuo Giovanni, il mio caro fratello è sempre stato un uomo incomprensibile: quel suo passo, convengo anch'io, ha del misterioso, io ne ho pianto, ne piango ancora; ma però un segreto intimo senso mi dice che noi lo rivedremo.
—Esmeralda, Giovanni, che, come ti dissi, dopo la tremenda rivelazione fattami pria di lasciare per sempre l'America, non era tuo fratello se non per cuore, Giovanni non aveva potuto, non poteva resistere all'ultimo crollo delle sue giovanili speranze! chi sa in qual nuovo abisso di avventure si è slanciato? Ma che dico? a quest'ora la sua bell'anima esser dee volata al cielo; di là prega per me, io lo sento, chè, senza le sue celesti preghiere, a quest'ora il dolore mi avrebbe consunta. Ah! se almeno sapessi qual terra accoglie le fredde sue ceneri, io vi sarei corsa e ci avrei spirati sopra gli ultimi aneliti di vita.