—E lungi dal conseguirsi il bene del popolo, ne viene a lui il peggior male, la peggior peste morale che affligger possa la società, riprese Ofelia.

—Ed aggiungi che nasce il peggior fra tutti i mostri che la bizzarra favola abbia potuto ideare.

—L'anarchia! esclamarono insieme Alfredo e Selvaggio prendendo parte al colloquio.

—L'anarchia, proseguì Antonio, che io dipingerei un serpente gigantesco che avesse tante teste quante sono le scaglie della sua pelle, e teste sempre rinascenti come quelle dell'idra.

—Ah! voglia il cielo liberarne per sempre il mondo.

—Ciò arriverà, disse Antonio, quando il popolo sarà veramente religioso e morale; e, sapete voi? ben poco ci vuole perchè lo sia: dategli lavoro, istruzione, la cosa è fatta.

—Dio benedica al filosofo! esclamarono tutti.—

Antonio sorrise per compiacenza.

Intanto si era fatto notte, ed il silenzio che succedette al breve colloquio che noi riferimmo venne interrotto da ripetuti colpi che si udirono alla porta d'ingresso della palazzetta.

—Chi sarà mai? dissero gli uomini levandosi e movendo verso l'ingresso.